L’Italia è in guerra?

agosto 4, 2016 in In Parlamento, News e iniziative da alessia

Roma, 4 agosto 2016 – Abbiamo scoperto dalla Ministra Pinotti, in un pomeriggio d’agosto, che stiamo per entrare in guerra. Una  guerra a tempo, come tutte le guerre dall’Iraq in poi, necessaria per sconfiggere a suon di bombe il  terrorismo che si annida in Libia. Un’entrata in guerra balneare di cui il Governo nemmeno si assume la responsabilità davanti al Parlamento e al Paese. E’ gravissimo che questa mattina i ministri Pinotti e Gentiloni abbiano disertato la seduta delle commissioni Esteri di Camera e Senato.
Terrorizzato per gli effetti che potrebbe avere sul referendum, con un’opinione pubblica italiana
nettamente a favore dell’intervento armato, Renzi cerca come suo solito di fare l’illusionista e portarci in guerra come se niente fosse.
Fin da marzo come Sinistra Italiana abbiamo denunciato che un intervento come questo era in preparazione: Napolitano si era messo l’elmetto ed aveva dichiarato “che nel mondo uscito dalla seconda guerra mondiale non ha senso un pacifismo di vecchissimo stampo”, invitando tutti a “prepararci a quello che dobbiamo fare, in Libia come altrove per contrastare il terrorismo islamico”. Ovvero scaricare una marea di bombe, sia dagli aerei che dai droni USA che partiranno dalla base di Sigonella.
Eppure perfino la Ministra Pinotti soltanto il 25 febbraio scorso aveva dichiarato che “nel passato
accelerazioni unilaterali non hanno aiutato la Libia ad avere un futuro armonico”.
Avevamo cercato di riportare la ragione, ricordando quanto le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia avessero  insegnato in maniera inequivocabile che le guerre ed i bombardamenti con vittime civili hanno l’effetto di moltiplicare il jihadismo.
I cittadini italiani hanno diritto di conoscere la verità: l’Italia sta entrando in guerra?
I droni sono a Sigonella dal 2011, ma la loro presenza era stata finora consentita soltanto per voli di
sorveglianza e non armati. Ed ora? Abbiamo concesso lo spazio aereo italiano per degli attacchi di una guerra condotta unilateralmente dagli USA senza alcun mandato ONU? E per fare cosa e con quali effetti?
Renzi che garanzie può dare che i droni in partenza da Sigonella non faranno vittime civili, finendo
proprio per innescare quella reazione popolare antioccidentale di cui l’ISIS si nutre? Farà come il suo modello e maestro, Tony Blair e se ne uscirà di scena fischiettando quando diventeranno palesi le conseguenze?
E non è solo una preoccupazione “del vecchio pacifismo”, caro Napolitano. A meno che tra i vecchi
pacifisti non sia da annoverare anche l’autorevole agenzia USA di intelligence geopolitica e militare,
Stratfor, secondo la quale colpendo i civili si ottengono, “con ogni probabilità, persone radicalizzate
più velocemente di quanto le armi ne possano uccidere”.
E’ evidente come per combattere l’ISIS sia necessaria una strategia ben più ampia di un intervento
militare, che vada a colpire economicamente prima di tutto i suoi finanziatori. Ed è scandaloso che su un  tema così centrale che riguarda non solo la vita e la morte di tante persone innocenti, ma che ha effetti  pesanti sulla sicurezza dei cittadini italiani, Renzi e il suo Governo non abbia trovato il coraggio di chiedere un confronto in Parlamento, con i cittadini che chiedono di sapere, di capire, di dire la propria.