Il cerino e la Giannini

dicembre 13, 2016 in News e iniziative da alessia

Roma, 13 dicembre 2016 – Alla fine Stefania Giannini è l’unica che rimane fuori dal Governo. Le è rimasto il cerino in mano ma non è quello relativo alla riforma costituzionale, che porta il nome di un’altra ex ministra che invece permane in squadra. La Giannini è fuori perché si prova ad attribuirle tutte le responsabilità della pessima legge ‘Buona Scuola’ e quindi artefice della perdita dei voti dell’elettorato del mondo della scuola. La Buona Scuola è una legge sbagliata, antidemocratica, concentra tutto il potere decisionale nelle mani dei presidi, ha cancellato la collegialità e la partecipazione, ha prodotto un caos infinito nelle assunzioni dovute sulla base della sentenza della Corte di Giustizia Europea, il concorso previsto è stato un disastro nella gestione e negli esiti ancora incerti e incompleti.
Votare a favore della riforma costituzionale avrebbe voluto dire per il mondo della scuola approvare anche la ‘Buona Scuola’.
Ora c’è da preparare il congresso del PD e poi ci saranno le elezioni: serve correre ai ripari tentando di recuperare quei voti persi ed è per questo che si è scelto di lasciare a casa la Giannini.
Per segnare la discontinuità non basta cambiare ministro ma è urgente abrogare la legge 107 e avviare un piano delle straordinario di assunzioni per la stabilizzazione dei precari e poi procedere alle asssunzioni con il concorso. Ma questo non avverrà perché la Buona Scuola è parte integrante della visione politica del Pd, è stata voluta dal Partito Democratico, dal suo dipartimento scuola, da tutti i suoi parlamentari che niente hanno fatto per correggere quella legge. L’unico decreto correttivo è stato varato a marzo del 2016 per far rientrare nelle proprie province chi era stato costretto all’ambito nazionale, altra scelta che fu fatta sull’onda delle necessità elettorali e che ha prodotto altri effetti domino nelle assunzioni e assegnazioni. Si è acccentuato il livello dello scontro tra precari.
Non basta togliere un ministro e neanche nominare una ministra ex sindacalista per gestire questa fase, che è quella dei decreti sulla valutazione, sulla fascia 0-6 e sull’alternanza scuola lavoro. Alla ministra Fedeli che ha annunciato che vorrà visitare le scuole e incontrare gli insegnanti proponiamo di farlo con chi potrà farle vedere la vera realtà e non l’ennesima finzione preparata per le visite ufficiali.
Servirà per capire come la Buona Scuola abbia fortemente aggravato le pessime condizioni con cui Gelmini e Tremonti avevano già umiliato la scuola.
Un ultimo promemoria per una ministra ex sindacalista: da oltre 7 anni è bloccato il contratto del pubblico impiego, non ci sono scatti contrattuali, gli stipendi degli insegnanti sono i più bassi d’Europa, servono nuove assunzioni a partire dal personale Ata.
C’è ancora spazio per cambiare rotta.