Appalto musei nazionali Arezzo, Petraglia: “Ministero intervenga presso l’azienda vincitrice dell’appalto: i contratti siano commisurati alle mansioni”

luglio 20, 2015 in Comunicati Stampa da alessia

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali si attivi, affinchè l’associazione temporanea di imprese vincitrice degli appalti di gestione dei musei nazionali di Arezzo, con a capo Mosaico srl, conceda al personale contratti coerenti col mansionario, rispettando le previsioni di legge. E’ quanto chiede la senatrice toscana di SEL Alessia Petraglia in un’interrogazione sottoscritta da altri cinque parlamentari in cui si chiede al ministro Franceschini di intervenire nella vicenda che ho visto coinvolti diversi lavoratori dei musei nazionali di Arezzo, assunti con contratto a progetto e poi impiegati con modalità e mansioni del tutto diverse. Nel novembre 2013 una visita ispettiva ha sancito l’obbligo per l’azienda di procedere all’assunzione a tempo indeterminato con un inquadramento contrattuale ben diverso e adeguato alle reali mansioni svolte. Contro questa decisione, Mosaico srl ha presentato ricorso al Tar, perdendo in primo grado; successivamente, lo scorso mese di maggio, ha offerto ad alcuni lavoratori contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti con un inquadramento peggiore rispetto a quello individuato dall’Ispettorato, dando soltanto tre giorni per scegliere in un clima di forte pressione.
Attualmente, soltanto alcuni lavoratori hanno optato per la nuova condizione contrattuale, mentre altri restano in attesa della sentenza di secondo grado.

“Questa vicenda – spiega Petraglia – è emblematica e, purtroppo, non rappresenta un caso isolato nel comparto della cultura. Chiediamo al Ministro di intervenire sugli appalti giù in essere e di prevedere per tutti gli appalti futuri un criterio che obblighi le aziende vincitrici a essere titolari di contratti a tempo indeterminato, in cui le mansioni rispondano all’appropriato inquadramento contrattuale, nel rispetto della legge e con l’obiettivo di qualificare al massimo gli operatori culturali, specie quando si tratta di beni pubblici”.