Assemblee sindacali e primo giorno di scuola. Perchè non possiamo parlare di abuso

agosto 11, 2015 in In Parlamento, News e iniziative da alessia

Se non si affronta il problema che ne sta a monte e che rappresenta la questione vera, il dibattito sulle assemblee sindacali che metterebbero a rischio il primo giorno di scuola a Firenze rischia di ridursi soltanto ad una bella discussione agostana da fare sotto l’ombrellone. Ma il tema è ben più serio e la scuola merita di più.

E’ questi giorni il contributo un’intervista del senatore Ichino che parla di “abuso”.

Professore i sindacati a Firenze, nel primo giorno di scuola, hanno indetto una assemblea di docenti e personale: non è un modo non corretto per boicottare il primo giorno di scuola?
Tecnicamente, è un abuso del diritto di assemblea, cioè l’esercizio di questo diritto essenzialmente finalizzato a recare un danno alla controparte, come se si trattasse di una astensione per sciopero.

Non era più coerente scioperare?
Certo. Ma il l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici, tra i quali la scuola, è soggetto a regole procedurali e sostanziali. E comporta la perdita della retribuzione. Il diritto di assemblea no.

Corriere Fiorentino, 9 agosto 2015

Preoccupato, come al solito, per i diritti dei lavoratori (che non siano troppi, per carità) il collega Ichino ci informa anche  di aver già pronto un ddl per limitare quello che per lui è un abuso del diritto di assemblea. In realtà, nel caso di Firenze, siamo di fronte ad una eventualità regolarmente prevista dal Contratto Integrativo Regionale sui diritti sindacali del 9/06/2008. Comprendiamo l’enorme disagio del senatore di fronte all’espressione “diritti sindacali” e siamo certi che non farà mancare il suo contributo ad una maggioranza che quando si tratta di limitarli non difetta né di inventiva né di volontà politica, tuttavia risulta assai difficile capire dove stia l’abuso. Allo stesso modo risulta difficile capire a cosa faccia riferimento quando porta ad esempio di questo presunto abuso le scuole materne, dove è noto che le assemblee possono essere convocate solo nelle prime o nelle ultime ore di lezione proprio per non interrompere il servizio.
L’intervento di Ichino, inoltre, tradisce la distorsione della realtà con cui la Buona Scuola è stata presentata all’opinione pubblica. Parliamo di una riforma fatta in fretta e furia, senza ascoltare chi vive la scuola ogni giorno, senza conoscerne la realtà e le esigenze. Non è un caso che ad applaudirla siano gli stessi che si erano spellati le mani, a suo tempo, per la riforma Gelmini, a cominciare dal sottosegretario Toccafondi che la riforma Gelmini l’ha addirittura votata. Non è un caso perché, presentata come panacea di ogni male, di fatto questa riforma porta a compimento un disegno di destrutturazione e indebolimento della scuola pubblica cominciato dalla destra, camuffandolo, nella narrazione renziana, dietro ad ogni tipo di luogo comune e stereotipo riguardante i lavoratori della scuola.
Chi parla di “Vietnam dei prof” centra senz’altro l’idea dello squilibrio delle forze in campo, ma si sottrae dall’affrontare il nodo della questione: insegnare non è una missione, o non è soltanto quello, è una professione che richiede tempo per prepararsi, per formarsi, per aggiornarsi. Il cuore della richiesta inascoltata degli insegnanti sta tutta qui. E’ una domanda di attenzione e di dignità da parte di chi lavora ogni giorno, nelle nostre scuole pubbliche, per preparare le generazioni di domani, offrendo a tutti uguali occasioni di crescita e approfondimento.