DL scuola, un’occasione persa

novembre 7, 2013 in In Parlamento da alessia

Signor Presidente,
abbiamo ascoltato con molta attenzione le parole che oggi ha detto in Aula la ministra Carrozza e prendiamo atto positivamente della sua ferma volontà di considerare questo decreto soltanto come un punto di partenza del lavoro che dovrà fare da oggi per i prossimi mesi.
Su questo pensiamo debba essere, appunto, un punto fermo di queste poche giornate di lavoro. Lo diciamo a testimonianza di un mondo che – è stato detto ampiamente ieri negli interventi – meritava un’altra attenzione, un’altra opportunità ed un’altra occasione. Si è scelta questa strada – lo abbiamo detto -, una strada più sicura quale quella del decreto emergenziale e non la strada di ampio respiro che una legge vera, di riordino, avrebbe potuto creare e prospettare nei confronti di un mondo così impoverito in questi anni.
Sappiamo che le questioni aperte e irrisolte sono tantissime – anzi, direi troppe -, non soltanto perché noi siamo vittime del bicameralismo imperfetto, ma anche perché crediamo che le tante questioni irrisolte che, di per se, incontrerebbero l’ostacolo della mancanza di risorse, diventano – in questa situazione e con questa maggioranza politica – questioni insormontabili e difficili da risolvere, perché credo che in questa maggioranza delle larghe intese si stiano confrontando due idee di scuola totalmente diverse.
Credo quindi che questa poteva essere un’altra occasione, ma continueremo a lavorare, signor Ministro, e ad essere anche disponibili a lavorare insieme perché quel lavoro che lei ci ha prospettato nel suo programma, e che oggi ha dichiarato di voler proseguire, possa poi a cominciare a dare risposte concrete.
Dobbiamo dire che non ci è chiaro cosa sia successo nel lavoro alla Camera dei deputati e in ordine al vulnus che si è creato nel rapporto tra Governo e Parlamento e tra Governo e deputati. Infatti, il testo che noi abbiamo ricevuto è un testo sul quale sarebbe stato molto utile intervenire se ci fossero stati i tempi, per modificare e portare anche il nostro contributo, migliorando e provando a risolvere situazioni rimaste aperte.
Ne cito sole alcune come la questione del bonus maturità. Noi siamo contrari. Pensiamo che averlo introdotto sia stato un grave errore, ma pensiamo anche che averlo tolto mentre erano già in corso i test di accesso alle facoltà sia stato un ulteriore errore. I diritti acquisiti non si tolgono in questo modo e allora il Governo, piuttosto che discutere negli atti futuri dell’opportunità di reintrodurre o togliere il bonus maturità, è invitato ad affrontare seriamente il tema del numero chiuso, che è un grande segno di disuguaglianza e ingiustizia sul quale, credo, dobbiamo prima o poi dirci la verità.
Siamo preoccupati, a proposito di libertà di accesso e di uguaglianza, per questi ordini del giorno a firma della senatrice Puglisi che sono stati accolti, anche se il secondo punto del dispositivo, laddove si chiedeva che nelle more di questa situazione non venissero aumentate le tasse, è stato puntualmente eliminato. Non ne comprendo il motivo, ma vorremo avere forti rassicurazioni che non stiamo pensando in questa grave situazione economica di risolvere il problema della mancanza di risorse investite dallo Stato nell’università aumentando le tasse agli studenti. Questo sarebbe un errore grandissimo. Ministro, le chiediamo inoltre di affrontare la questione delle modalità di accesso all’insegnamento.
Tutti i Ministri che l’hanno preceduta si sono divertiti a inventare un diverso sistema di accesso all’insegnamento. Le chiediamo – proprio perché lo sappiamo in quanto lo aveva già annunciato – di farsi carico di questo problema. Noi possiamo presentare ordini del giorno e emendamenti che provano a risolvere le diverse situazioni, ma forse sarebbe necessario un atto con cui si sani il passato e si provi a individuare una situazione unica. Per sanare il passato è necessario stabilizzare i precari e assumere insegnanti, di cui la scuola ha bisogno. Tra l’altro, si risparmiano risorse rispetto alle rincorse che ogni anno avvengono che fanno gli uffici scolastici regionali o i dirigenti scolastici con i contratti annuali.
Chiudiamo dicendo che ci asterremo e la nostra astensione su questo decreto è motivata dal fatto che vorremo mantenere un segnale di apertura per il lavoro futuro che dobbiamo fare. Per noi il lavoro futuro comincia dalla legge di stabilità perché lì ci sono spazi per poter intervenire. Non possiamo rinviare ancora di un anno le questioni che abbiamo elencato. Ne cito una tra tutte che ha già subito il rimbalzo di due decreti e che doveva trovare cittadinanza nel decreto scuola. Mi riferisco alla stabilizzazione dei ricercatori precari dipendenti della pubblica amministrazione.
Anche questo è un vulnus che, prima o poi, bisognerà decidere di sanare perché sono ricercatori che da anni e anni lavorano nel mondo della ricerca, che sono dipendenti della pubblica amministrazione e che hanno fatto concorsi per diventare ricercatori e che tutte le volte rischiano di veder terminare il loro contratto, ma soprattutto di interrompere bruscamente la propria ricerca. Il mondo della scuola, dell’università e della ricerca e la formazione in questo Paese possono svolgere un importante ruolo non solo – lo vorrei dire perché penso sia riconosciuto da tutti – culturale, sociale, ma, vorrei aggiungere, anche economico.
Investire in cultura, in istruzione e in formazione vuole dire sicuramente dare un’opportunità di ripresa al Paese.