Esternalizzazioni scuole Firenze, Petraglia: “Nardella e Giachi anticipano la ‘Buona Scuola’ di Renzi”

“I cultori della velocità renziana apprezzeranno senz’altro la solerzia con cui il sindaco Nardella e la vicesindaco Giachi si stanno affrettando ad attuare a Firenze i propositi della Buona Scuola prima ancora che si conoscano i contenuti definitivi del ddl, da due settimane impantanato, dopo roboanti annunci e immancabile rassegna di slide, in qualche stanza del Governo. Sindaco e Vicesindaco stanno anticipando le intenzioni del Governo, privatizzando, di fatto, la scuola e perseguendo un disegno di privatizzazione totale dei servizi pubblici, come accaduto già per l’acqua e i trasporti”.

Lo dichiara la senatrice toscana di Sinistra Ecologia e Libertà, Alessia Petraglia, che questo pomeriggio ha preso parte al presidio contro le esternalizzazioni nelle scuole dell’infanzia comunali che si è tenuto sotto Palazzo Vecchio.

“E’ noto come nei primi anni da Sindaco, ufficialmente per far fronte ai tagli di Tremonti e Gelmini, Renzi abbia scelto di trasferire allo Stato alcune scuole comunali – spiega la senatrice – Lo Stato, a sua volta senza risorse, ne ha accolte soltanto alcune, lasciandone altre, suo malgrado, al Comune. A Firenze, le scuole dell’infanzia comunali sono nate in anni lontani per promuovere la qualità dell’offerta educativa e la continuità tra i vari servizi educativi e scolastici, riducendo le liste di attesa. Il sindaco Renzi non ha sopportato che qualcuno prima di lui potesse avere fatto bene e quindi ha iniziato l’opera di rottamazione, con l’obiettivo, più volte da noi denunciato, di dismettere la scuola pubblica”.

“Divenuto Presidente del Consiglio – prosegue Petraglia – Renzi ha fatto della scuola l’elemento centrale della propria azione politica, tanto da dedicarle un intero set di slide intitolate La Buona Scuola, con la promessa di un ddl rivoluzionario. Nel provvedimento si parla poco di scuola dell’infanzia. Di certo c’è però il rinvio dell’assunzione di 23mila insegnanti precari della scuola dell’infanzia e il perdurare della scarsità di risorse, cui ancora il Governo non ha posto rimedio. Comprendiamo, quindi, le difficoltà di Nardella e Giachi che si pongono il problema di garantire lo standard qualitativo delle scuole dell’infanzia mentre il loro Governo persevera sulla strada dei tagli. Ma piuttosto che inventare un’alquanto bislacca soluzione mista pubblico-privato (ricordiamo che parliamo di scuola, di istruzione, di bambini, non di gestione di aziende) ci saremmo aspettati una forte protesta nei confronti del Governo e dei tagli scellerati che Renzi sta confermando, in piena continuità con i governi Berlusconi e Monti”.

“Invece – dice ancora – il sindaco e la sua vice paiono proprio voler andare incontro al Governo cercando di anticiparne le intenzioni, facendo di Firenze e della Toscana il luogo in cui si riduce alla sola mattina la scuola dell’infanzia e si propone per il pomeriggio qualcosa che, con tutto il rispetto, ha caratteristiche profondamente diverse. Una vera e propria privatizzazione delle scuole dell’infanzia che va nella stessa direzione delle defiscalizzazioni previste nel ddl. C’è poi tutto il capitolo relativo al grande problema contrattuale posto da questa riorganizzazione ma comprendiamo bene che in tempi di Jobs Act, ormai, questa sia una questione secondaria”.

“Invece di affrontare con serietà i problemi – aggiunge – la Vicesindaco si affretta ad affibbiare agli oppositori l’etichetta a mezzo stampa di difensori ideologici di un sistema che vive solo di una spesa pubblica che cresce a dismisura. Ma l’unica ideologia che vediamo è quella della privatizzazione a tutti i costi di tutti i servizi pubblici, di cui proprio il comune di Firenze si sta mostrando paladino, a costo di utilizzare argomenti populisti e approssimativi. E’ gravissimo che la Vicesindaco di Firenze tratti i cittadini come sudditi e i dipendenti pubblici come fannulloni, esattamente come Brunetta qualche anno fa”.

“La scuola – conclude Petraglia – produce saperi e non può essere ridotta a un ragionamento di costi e benefici. Non è ideologia, questa, ma soltanto puro buonsenso”.