I bei risultati del decreto cultura

maggio 26, 2017 in In Parlamento da alessia

Il ministro Franceschini dice di non aver parole e fa bene a stare in silenzio, perché la sentenza del Tar che annulla la nomina dei direttori, tra cui quelli del Palazzo Ducale di Mantova e di Paestum, mette in evidenza come il decreto Cultura del 2014 fu approvato in nome della velocità e del #cambiaverso. Così veloce, governo e maggioranza, da dimenticare di dover modificare la legge del 2001 per consentire anche ai cittadini non italiani di partecipare al bando per direttori dei musei.
Non provi ora il Ministro a spostare l’attenzione: non sono in discussione i direttori dei musei e la voglia di rendere più efficiente e più fruibile il nostro patrimonio culturale, oltre che di salvaguardarlo, ma le modalità di selezione e di nomina e le leggi da rispettare.
La sentenza ricorda che ‘gli standard internazionali si perseguono migliorando gli aspetti sostanziali e contenutistici dell’offerta museale italiana, appunto rapportandola e adeguandola agli analoghi servizi offerti dai migliori istituti di altri Paesi (in termini, ad esempio, di ampia fruibilità anche nei giorni festivi o nelle ore serali, di efficienza e rapidità di accesso da parte della platea dei visitatori, di miglioramento del rapporto costi/ricavi, di adeguamento delle strutture e delle risorse umane, ecc.), non certamente con interventi formali e di immagine’. Per semplificare: investendo risorse e assumendo personale, coinvolgendo le competenze, sia italiane che straniere. Ma con professionalità e competenza. L’ennesima riforma fatta in fretta e male, solo per slogan, e non per cambiare davvero questo Paese.