Interrogazione urgente/ 365 Giorni senza Giulio

gennaio 25, 2017 in In Parlamento, News e iniziative da alessia

Roma, 25 gennaio 2017 – Abbiamo depositato una interrogazione urgente per chiedere che non si abbassino le luci della ricerca della verità.

Stava svolgendo ricerche a Il Cairo sull’attività dei sindacati indipendenti dei venditori di strada che avevano avuto un ruolo attivo nelle proteste di piazza del gennaio del 2011. Lo hanno ritrovato morto il 3 di febbraio, ai margini di una strada, con segni di violenza e tortura.
Sono passati 365 dalla scomparsa di Giulio Regeni e ancora la verità sulle dinamiche che hanno portato al suo assassinio rimane sconosciuta. Le prime ricostruzioni sono risultate una inaccettabile manipolazione della realtà e sono state seguite da altri tentativi di depistaggio.
Solo la trasparente vita e personalità di Giulio Regeni sono riuscite a tenere lontane le ombre con cui si voleva coprire il suo omicidio.
Solo recentemente sono emersi altri particolari che conducono ad una pista precisa, collegando la morte di Regeni alle sue ricerche sul sindacato dei venditori ambulanti. Uno dei leader di questo sindacato ha dichiarato di aver denunciato Regeni per “proteggere il proprio paese” dal suo comportamento “sospetto” e in questi giorni è stato diffuso un video che apre nuovi inquietanti scenari circa il comportamento delle autorità egiziane.
Falliti tutti i tentativi di negazionismo, depistaggio, denigrazione a carico del ricercatore italiano solo da poco si è arrivati a riconoscere la limpidezza morale di Regeni e le autorità egiziane hanno dichiarato disponibilità alla collaborazione, tutta da verificare, visto anche che l’attività diplomatica del nostro paese si è dimostrata, in questi 365 giorni, inadeguata ad esercitare la pressione necessaria sul governo egiziano.
Fortunatamente l’attenzione della società civile italiana, ed internazionale, non è calata e a dimostrarlo le numerose iniziative promosse in tutta la penisola da varie associazioni.
La richiesta dei genitori di Giulio, dichiarare l'”Egitto paese non sicuro”, non è stata presa in considerazione come estrema arma di pressione sul governo egiziano per accelerare il processo di emersione della verità. Eppure la pressione serve oggi più che mai, quando una speranza arriva dalle dichiarazioni di Ahmed Said sentito presso la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo da cui si capisce che solo una pressione forte del governo italiano sulle autorità egiziane a tutti i livelli potrà permetterci di arrivare alla verità.
Il governo italiano sembra mostrarsi invece soddisfatto, come se fosse tutto già risolto, magari accarezza anche l’idea di re-inviare l’ambasciatore in Egitto. Sarebbe un errore gravissimo. E già ieri Alfano, mentre discutevamo una mozione sul Venezuela ha annunciato che avrebbe partecipato alle celebrazioni in memoria di Regeni.
Soltanto una forte pressione forte sul governo egiziano può spingere finalmente la verità ad emergere. Accontentarsi dei piccoli passi in avanti, pensare che ormai la giustizia farà il proprio corso e la verità emergerà sicuramente rischia invece di bloccare tutto allo stato in cui ci troviamo oggi.
Per questo abbiamo depositato una interrogazione urgente nella quale chiediamo al Governo di riferire su quale sia lo Stato attuale delle indagini circa il rapimento, la tortura e l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni, soprattutto in merito al coinvolgimento delle autorità egiziane, chiediamo anche se il Ministro degli Esteri intenda realmente procedere alla normalizzazione dei rapporti con l’Egitto attraverso il rientro dell’Ambasciatore italiano, e quali ulteriori iniziative intenda invece mettere in atto per continuare a fare pressione sulle autorità egiziane. Chiediamo anche se il Governo non reputi minata la credibilità dello Stato italiano in materia a causa della mancanza di una Legge sul reato di tortura e quali iniziative intenda mettere in atto, per quanto di sua competenza, per contribuire alla ripresa del dibattito nazionale in merito.
La verità per Giulio è a portata di mano.
Il nostro paese può riuscire ad ottenerla a questo punto.
A patto che mostri anche solo una decente capacità diplomatica e contemporaneamente anche solo una frazione delle determinazione che i genitori di Giulio e le organizzazioni della società civile hanno avuto in tutto questo anno.
Ce lo auguriamo anche per la dignità del nostro paese e per tutte le persone che, come Giulio, sono state torturate e uccise in Egitto.