Interrogazione urgente a risposta orale in merito ai casi di mancata prescrizione della pillola del giorno dopo da parte di strutture sanitarie pubbliche

aprile 1, 2008 in In Regione, News e iniziative da alessia

Premesso

 –         che si evince dalla stampa locale il caso di due ragazze le quali, a seguito di esplicita richiesta, si sono viste rifiutare la prescrizione della cosiddetta pillola del giorno dopo da parte della guardia medica del villaggio “I passi” di Pisa, del pronto Soccorso dell’ospedale “Santa Chiara” di Pisa nonché da parte di altra guardia medica non meglio specificata contattata telefonicamente;

–         che una delle due ragazze ha potuto ricevere il farmaco solo molte ore dopo essersi recata al Pronto Soccorso e dietro pagamento di un ticket di 25 euro, mentre l’altra ha dovuto ricorrere ad un medico privato;

–         che all’esterno dell’ambulatorio della guardia medica del villaggio “I Passi” era addirittura affisso un cartello con la scritta “Non si prescrive la pillola del giorno dopo”, il quale pare peraltro non essere stato autorizzato dalla Asl così come previsto;

–         che, non essendo la pillola del giorno dopo classificata come farmaco atto a produrre interruzione di gravidanza bensì come metodo contraccettivo di emergenza, non esiste diritto del medico all’obiezione di coscienza così come prevista dalla legge n.194/78 relativamente alla sua prescrizione, e ciò significa che l’eventuale rifiuto di una sua prescrizione da parte del medico identifica un’interruzione di pubblico servizio, e come tale un comportamento sanzionabile anche penalmente;

–         che l’efficacia della pillola del giorno dopo varia a seconda della maggiore o minore tempestività con cui la pillola stessa viene assunta, fino a perdere ogni possibile effetto trascorse le 48 ore dal rapporto sessuale che ne ha determinato l’esigenza, ed in questo quadro risulta grave l’atteggiamento assunto dai medici delle suddette strutture, i quali non si sono nemmeno preoccupati di interloquire con le pazienti, sì da consentire il rispetto di quanto stabilito dal Codice di deontologia medica, il quale consente al medico il rifiuto della propria opera “a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita”;

–         che il conseguente dovere del medico di garantire in ogni caso al paziente di ottenere il farmaco richiesto nei modi e nei tempi previsti non viene meno nemmeno a seguito dell’esercizio da parte del professionista stesso della cosiddetta “clausola di coscienza” prevista dal documento approvato nel maggio 2004 dal Comitato nazionale di bioetica, il quale prevede comunque il dovere del medico di fornire un’informazione completa circa il ricorso al prodotto e ai suoi possibili meccanismi d’azione, impegnando le autorità a vigilare affinché non si creino “difficoltà rilevanti e una restrizione di fatto delle libertà e dei diritti civili e sociali a carico delle donne”;

 

i sottoscritti Consiglieri regionali

interrogano il Presidente della Giunta

 per sapere:

 –         se la Giunta sia a conoscenza dei gravi fatti descritti in premessa;

quali provvedimenti e quale politica intenda adottare per prevenire l’avverarsi di fatti simili i quali, oltre a causare grave pregiudizio all’efficacia ed alla credibilità del servizio sanitario pubblico, mettono a repentaglio l’esercizio dei fondamentali diritti civili riconosciuti ad ogni cittadino.