Io sono per la bici. E per cambiare davvero bisogna pedalare…

dicembre 28, 2012 in Comunicati Stampa, News e iniziative da alessia

Ognuno di noi sa, per esperienza quotidiana, quanto sia difficile spostarsi nelle nostre città intasate di auto in sosta e in movimento; e ognuno di noi sa quanto questo è dannoso per i costi che comporta, per  l’inquinamento che produce, per i danni alla salute (incidenti e malattie), per l’emarginazione delle categorie più deboli come bambini, anziani, portatori di handicap.

Nei principali Paesi Europei sono state avviate politiche nazionali e locali per cambiare il modello di mobilità, soprattutto urbana, cioè diminuire in maniera significativa, nei prossimi cinque – dieci anni, l’uso dell’automobile privata per gli spostamenti urbani ed aumentare l’uso del trasporto pubblico e della bicicletta.

Già, la bicicletta !

Tutti i dati confermano che anche in Italia l’uso della bicicletta, sia per gli spostamenti quotidiani che per il turismo, sta decisamente aumentando: purtroppo non ci sono politiche adeguate.

Io uso normalmente la bicicletta per spostarmi e, come tutti i ciclisti, vivo ogni giorno le difficoltà e i rischi di questa scelta.

E’ ora che anche in questo l’Italia diventi un Paese europeo e che si facciano politiche generali e settoriali per la crescita di una mobilità che è stata chiamata in vario modo, dolce, sostenibile, alternativa, ma che in sostanza vuol dire sempre la stessa cosa: ci si sposta prevalentemente con l’autobus (o il tram) o a piedi o in bicicletta.

Certo molto devono e possono fare le amministrazioni locali: per esempio nel Decreto Sviluppo approvato in estate dal Governo sono previsti investimenti per la riqualificazione delle città; il Presidente Fiab ha scritto a tutti i sindaci perché utilizzino questo strumento per promuovere la ciclo-pedonalità: piste ciclabili, ciclostazioni, zone 30, e altri interventi. Non so quanti sindaci abbiano risposto positivamente.

Altro esempio: il Ministero dei trasporti ha istituito la possibilità per le biciclette di muoversi “controsenso” nelle strade a senso unico delle città, cosa già molto diffusa in Europa,  naturalmente in determinate condizioni: adesso sta ai sindaci realizzare queste condizioni.

Anche la Regione Toscana ha approvato recentemente una specifica legge che promuove e incentiva le infrastrutture per la mobilità ciclistica.

Insomma ci sono alcune condizioni favorevoli perché si cominci realmente a cambiare le cose.

Ma il passo decisivo può essere realizzato a livello nazionale con coraggiose scelte politiche che promuovano e armonizzino su tutto il territorio nazionale gli interventi per una nuova mobilità: la prossima legislatura può essere quella che determina una vera svolta, mi pare che i tempi siano  maturi..

Molte cose si possono fare. In questi anni la FIAB (a cui tra l’altro sono iscritta) ha svolto un grande lavoro di analisi ed elaborazione. Ho visto le proposte che ha messo a punto anche nei recenti Stati Generali della bicicletta svolti a Reggio Emilia e  le condivido pienamente.

In particolare credo che si possa e si debba seriamente lavorare per riconoscere finalmente l’infortunio “in itinere” per chi va al lavoro in bicicletta: è una richiesta giusta e civile che deve essere sancita da un provvedimento legislativo. Così come credo indispensabile la revisione del Codice della strada e, soprattutto l’approvazione di un Piano nazionale, organico, generale e pluriennale di sviluppo della mobilità ciclo-pedonale che dichiari esplicitamente l’obiettivo della riduzione delle automobili circolanti, e al cui interno siano previsti strumenti nazionali  di raccordo, promozione e monitoraggio delle azioni da intraprendere.  Con il piano si può prevedere anche lo sviluppo del Cicloturismo con opportune infrastrutture che diventano anche fonte di produzione di reddito (cicloofficine, ostelli, ristoranti…ecc. posti sulle ciclovie turistiche). Su questo la Toscana è particolarmente interessata per la particolare attrattività del suo territorio e per progetti già in gran parte messi a punto come la ciclopista dell’Arno.

Per ultimo, non per importanza, è indispensabile che il nuovo Parlamento intervenga con norme finanziarie per rendere prioritari, certi e soprattutto continuativi i finanziamenti per le nuove infrastrutture ciclo-pedonali.

Del resto, il cambiamento del nostro sviluppo in senso ecologico e sostenibile, nel cui ambito sta anche il cambiamento del modello di mobilità, sono elementi fondanti e obiettivi del programma di SEL non mi è quindi difficile condividere ciò che la FIAB propone e pensare che questi contenuti si possano portare con forza nelle politiche della coalizione di Centro-Sinistra.