La politica della giusta integrazione

febbraio 25, 2010 in News e iniziative da alessia

Il nostro tempo, come altre epoche della nostra storia, è caratterizzato dal fenomeno imponente e ineluttabile della migrazione proveniente dai più diversi continenti, spinta dalle cause più varie, che vanno dalla ricerca di condizioni di vita più dignitose alla fuga da guerre, persecuzioni personali o catastrofi naturali.
I cittadini stranieri costituiscono oramai un tratto strutturale della nostra realtà territoriale, e questo è un dato che non è consentito ignorare. A titolo di esempio il 16,3% dei nuovi nati sono figli di stranieri, così come lo è più del 20% dei minori. Sono i nostri nuovi cittadini, che già contribuiscono allo sviluppo economico e sociale attraverso la presenza nelle scuole, l’apporto lavorativo, professionale e contributivo nel mondo del lavoro e attraverso la cittadinanza attiva.
Se non vogliamo governare il fenomeno dell’immigrazione unicamente nella miope e controproducente prospettiva della sicurezza e dell’ordine pubblico, dobbiamo pensare alla costruzione di una società futura che si fondi sull’integrazione, il rispetto, la valorizzazione delle risorse e delle competenze. Non vogliamo più leggere sui giornali gli eventi drammatici e preoccupanti alla ribalta della cronaca di questi giorni, ai quali sembra venga data come unica risposta da parte delle istituzioni il pugno di ferro, scagliato indistintamente contro tutti gli stranieri.
Assicurare le basi di partenza per coloro che si trovano in condizioni svantaggiate significa investire su una possibilità di effettivo inserimento e sulla garanzia di una società che sarà più forte, coesa e pacifica. Pensiamo ad una seria politica di accoglienza, tutelando primi tra tutti i cosiddetti migranti forzati, cioè i rifugiati politici e umanitari ai quali le convenzioni internazionali e la legge italiana attribuiscono precisi diritti. Accoglienza significa anche maggiore facilitazione ed efficienza delle pratiche di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno e di ricongiungimento familiare, incrementando altresì la rete ed il ruolo dei mediatori linguistico-culturali nei servizi pubblici, sociali e di salute innanzitutto.
Il nuovo cittadino dovrà vedere riconosciuti i propri diritti e la partecipazione alla vita pubblica, anche attraverso il riconoscimento del diritto di voto amministrativo.
Ancora, le energie dovranno essere rivolte in direzione della formazione professionale e della valorizzazione e riconoscimento delle conoscenze professionali e lavorative già in possesso dei migranti, acquisite nei paesi di origine. I lavoratori stranieri, che spesso rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile perché impegnati nelle mansioni di livello inferiore, dovranno inoltre poter contare su una severa vigilanza volta a garantire legalità e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per coloro che sono presenti sul nostro territorio senza permesso di soggiorno, infine, persone alla ricerca di un inserimento sociale e lavorativo ma costretti alla clandestinità da percorsi normativi che la puniscono ma di fatto la presuppongono, dovranno essere comunque garantiti i diritti fondamentali enunciati dalla nostra Costituzione, primo tra tutti il diritto alla salute. Vogliamo continuare il lavoro svolto in questi anni, tradotto nelle importanti affermazioni contenute nell’ultimo Piano Sanitario Regionale e nella recente Legge regionale sull’immigrazione, riaffermando per contro la nostra contrarietà ai Centri di Identificazione ed Espulsione, strutture che si sono dimostrate inefficaci per l’obiettivo loro attribuito, costose e suscettibili di violare i diritti e la dignità delle persone detenute.

Sinistra Ecologia Libertà