Lungarno Torrigiani, sen. Petraglia (SEL-Sinistra Italiana): “Dopo il referendum la gestione dell’acqua doveva ‘cambiare verso’. Invece sono stati rottamati soltanto i voti dei cittadini”

maggio 31, 2016 in Comunicati Stampa da alessia

“A distanza di 5 giorni dal crollo del Lungarno Torrigiani, seppur intervallate dal desolante scaricabarile tra Comune e Publiacqua, è emerso il vero problema sullo sfondo di questa vicenda: il modello di gestione del servizio idrico. Un modello, quello toscano, di partnership pubblico-privato che ha reso evidente la totale incapacità della parte pubblica, il Comune di Firenze e gli altri 45 comuni detentori del 60% del capitale sociale di Publiacqua, di assolvere al proprio ruolo di governance e di esercitare quelle funzioni di indirizzo e controllo, sbandierate per anni come elementi di garanzia per i cittadini. Un modello che si è invece tradotto in un inadeguato volume di investimenti su impianti e reti a fronte delle tariffe idriche più alte d’Italia, esternalizzazioni dei servizi aziendali, depauperamento organizzativo a favore del privato e progressivo decadimento dei livelli di efficenza operativa”.
Lo afferma la senatrice toscana di SEL-Sinistra Italiana Alessia Petraglia.

“Un modello – prosegue – che nonostante l’esito del referendum del 2011 il PD si è caparbiamente ostinato a voler estendere dalla Toscana all’intera penisola. Solo negli ultimi 6 anni, dal 2010 al 2015, Publiacqua Spa ha ‘macinato’ oltre 135 milioni di euro di utili, pur essendo una società erogante un servizio pubblico primario in monopolio. Se Publiacqua fosse stata ripublicizzata nel 2011, dopo l’esito referendario, con le opportune modifiche legislative, questi fondi si sarebbero potuti utilizzare direttamente per potenziare il programma di ammodernamento della rete anticipandone i tempi. Invece, questi enormi dividendi non sono andati a solo beneficio degli azionisti di Acea e Suez, ma anche dei comuni, per compensare i pesantissimi tagli imposti dal governo. Ma soprattutto sono stati convogliati, attraverso il meccanismo degli utili portati a nuovo, nell’aumento del capitale sociale di Publiacqua, cresciuto da un valore nominale di 150 milioni di euro a quasi 230 milioni di euro oggi. Seguendo questo trend nel 2021, alla scadenza della concessione, il valore patrimoniale della società potrebbe arrivare a quasi 300 milioni di euro, rendendo di fatto finanziariamente pesantissimo il riacquisto della quota privata della società”.

“Il sindaco di Firenze – dice ancora la senatrice – e gli altri suoi colleghi, il Partito Democratico toscano tutto, sono politicamente consapevoli di essere parte attiva di un processo che rischia di produrre un punto di non ritorno? Come si concilia tutto questo con la causa dell’acqua pubblica, cui pure il Presidente Rossi pare essersi convertito? La legge Regionale 69 del 2011 cui Rossi fa riferimento non è una legge di ripubblicizzazione dell’acqua, ma prevede semplicemente che le concessioni in scadenza tra il 2021 ed il 2026 siano affidate ad un gestore di ambito e non che questo, come noi chiediamo, sia interamente pubblico con un ruolo forte dei Comuni. L’ex presidente di Publiacqua, Erasmo D’Angelis, ha affermato che per risolvere il problema degli investimenti per l’ammodernamento della rete basterebbe chiedere ai cittadini ‘solo’ 20 euro in più all’anno in bolletta. I cittadini hanno già pagato, in anticipo e più del dovuto! Considerando che Publiacqua emette circa 430mila bollette l’anno, sarebbe sufficente impiegare i 22,5 mln di euro medi l’anno di utile di servizio per aggiungere più di 52 euro”.

“Di fronte alla gravità di quanto è avvenuto a Firenze, servirebbe un atto di onestà politica: ammettere di avere fatto degli errori e tornare indietro, come è avvenuto a Parigi o a Berlino, evitando di gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. E già da ora chi ha sbagliato si deve assumere le proprie responsabilità: il Sindaco Nardella, l’Assesore Giorgetti, tutto il cda di Publiacqua in un paese civile si sarebbero già dimessi.”