Mozione: Contro l’approvazione della proposta di legge 1360/2008 che istituisce l’Ordine del Tricolore

marzo 25, 2009 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio regionale

Premesso che:

alla Camera dei Deputati è stata presentata la proposta di legge 1360/2008 per l’istituzione dell’Ordine del Tricolore da conferire, secondo l’articolo 2, “a coloro che hanno prestato servizio militare, per almeno sei mesi, in zona di operazioni, anche a più riprese, nelle Forze armate italiane durante la guerra 1940-1945 e invalidi, o nelle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo volontari della libertà, ai combattenti della guerra 1940-1945, ai mutilati e invalidi della guerra 1940-1945 titolari di pensione di guerra e agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia, nonché ai combattenti nelle formazioni dell’esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945”;

i proponenti, nella relazione illustrativa, giustificano l’attribuzione di tale onorificenza ai sostenitori del regime fascista, insediatosi, dopo l’8 settembre 1943 nel centro e nel nord del Paese, affermando che essi erano “cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente” e che, ai partigiani e ai sostenitori della Repubblica Sociale Italiana (RSI), deve essere riconosciuta “la pari dignità di una partecipazione al conflitto”;

Considerato che:

la proposta di legge n.1360 compie quindi un’equiparazione di fatto tra i combattenti della guerra di liberazione ed i militi della RSI;

le formazioni militari della RSI (GNR, brigate nere, X mas, SS italiane, bande autonome come la “Muti”, la “Kock”, la “Carità”,…) agirono al servizio dell’occupante tedesco, in funzione essenzialmente antipartigiana e collaborando, a vario titolo, alla “guerra ai civili” rendendosi responsabili di rastrellamenti, torture, fucilazioni, incendi di interi paesi, stragi di persone inermi, deportazioni di cittadini italiani antifascisti e di fede ebraica nei campi di concentramento e di sterminio tedeschi;

il territorio della Regione Toscana è stato teatro di più di duecentottanta stragi efferate compiute dagli occupanti nazisti con il supporto dei reparti della RSI che interessarono ottantatre comuni e che, secondo alcune stime, provocarono circa quattromilacinquecento morti tra la popolazione civile;

per il tributo di sangue che il popolo toscano ha dato nella guerra di liberazione e durante l’occupazione nazista, molti enti locali della nostra Regione sono stati decorati al “valor militare” e al “valor civile” per “benemerenze partigiane”, tra cui, con la medaglia d’oro, le Province di Massa-Carrara e Arezzo;

la legge regionale 14 ottobre 2002, n. 38 (Norme in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell`antifascismo e della resistenza e di promozione di una cultura di libertà, democrazia, pace e collaborazione tra i popoli), afferma all’articolo 1 che “la Regione Toscana promuove la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell’antifascismo e della resistenza, valore fondante, nella sua perenne attualità, dell’ordinamento costituzionale”;

Tenuto conto che:

la proposta di legge n. 1360, oltre ad essere inaccettabile sotto il profilo storico, è anche illegittimo sotto il piano giuridico poiché, come affermò in una sentenza la Corte di cassazione il 16 luglio 1945 “dopo l’8 settembre 1943 lo Stato italiano è rimasto quello che era, secondo lo Statuto, e non ha cessato mai di esistere nei suoi organi legittimi. La pseudo Repubblica Sociale Italiana, la cui autoproclamazione va definita un atto di arbitrio dei suoi dirigenti, non fu mai uno stato vero e proprio, sia perché mancò il libero consenso popolare alla sua costituzione, sia perché fu combattuta dallo stato legittimo attraverso la guerra dichiarata al tedesco del quale essa era strumento. Non essendosi perciò la nazione divisa in due stati né avendo lo stato legittimo sciolto mai i cittadini dal vincolo di sudditanza quelli fra essi che si posero contro la nazione prestandosi a favorire il tedesco invasore non potevano non essere ritenuti traditori quali collaborazionisti del nemico”;

che, vista appunto la continuità dell’ordinamento italiano, molti atti del Governo italiano e della Consulta Nazionale parlano del “sedicente governo della Repubblica Sociale Italiana” e che tale entità fu riconosciuta con dignità statuale solo dall’occupante nazista, del quale era strumento;

che il legittimo Governo italiano, il 13 ottobre 1943, aveva dichiarato guerra alla Germania e quindi la militanza nella RSI si configurava come tradimento della Patria, come l’autorevole sentenza del giudice di legittimità afferma;

Rilevato che:

in nessun paese europeo, occupato dai nazisti, sono previsti riconoscimenti od onorificenze per chi ha combattuto a sostegno dei cosiddetti governi collaborazionisti;

il 25 aprile di ogni anno la Repubblica ed il popolo italiano celebrano la festa della liberazione per ricordare ed onorare tutti coloro che scelsero di combattere per liberare l’Italia dall’occupante tedesco e contrastare il progetto nazifascista e che con il loro sacrificio hanno consentito al nostro Paese di riconquistare la libertà e la democrazia;

Ritiene

la proposta di legge scorretta sul piano del giudizio storico ed illegittimo dal punto di vista giuridico, per i motivi sopra richiamati;

che il condiviso sentimento di umana “pietas” verso coloro che morirono combattendo per la RSI non può portare in alcun a modo a confondere la verità storica e fattuale, ovvero che vi era chi combatteva a sostegno di un regime e di un’occupazione sanguinaria e autoritaria e chi, invece, lottava per la libertà e la democrazia;

Considera

per tutti questi motivi, oltraggiosa tale equiparazione verso gli italiani, e in particolare per i tanti cittadini toscani che, schierandosi contro il nazifascismo, contribuirono all’affermazione dei principi della Resistenza che stanno alla base della nostra Costituzione, in particolar modo per gli uomini e le donne, militari e civili, giovani e anziani, che furono vittime della barbarie nazifascista che nel territorio della nostra Regione mostrò il suo vero volto;

Impegna

il Presidente della Giunta regionale

a farsi promotore, in sede locale e nazionale, di iniziative di protesta contro la proposta di legge n. 1360;

Invita

i Parlamentari, in special modo quelli eletti in Toscana, a non approvare la suddetta proposta di legge.