Mozione: In merito alla compartecipazione dei familiari per le prestazioni sociali

ottobre 3, 2007 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio regionale

Premesso il quadro normativo nazionale come definito dal con l’emanazione del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 109, modificato con decreto legislativo 3 maggio 2000 n. 130, “Definizione dei criteri unificati di valutazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate” e dal successivo decreto legislativo 130/2000;

Considerato che nonostante il quadro legislativo descritto, molti comuni ed enti gestori ed erogatori, continuano a non applicare quanto previsto dal decreto legislativo 130/2000, in quanto lo stesso andava perfezionato dall’emanazione di un successivo decreto del Presidente della Repubblica (decreto che non è stato possibile adottare a seguito della riforma del titolo V della Costituzione e della nuova attribuzione di competenze istituzionali), e hanno adottato regolamenti in cui chiedono la compartecipazione al pagamento delle prestazioni non solo dell’assistito ma anche ai familiari e parenti contravvenendo a quanto previsto dalla legge;

Tenuto conto che la recente decisione del tribunale amministrativo regionale (TAR) della Toscana di concedere ad un ricorrente la sospensione del provvedimento di richiesta, da parte del comune di Firenze, di compartecipazione alla spesa dei familiari, e la conseguente riduzione del contributo richiestogli, si è riaperta, anche nella nostra Regione, una discussione in merito alla legittimità o meno, da parte degli enti gestori ed erogatori delle prestazioni sociali, di chiedere la compartecipazione alla spesa dei cosiddetti tenuti agli alimenti;

Considerato, inoltre, che questa sospensiva potrebbe innescare una serie di ricorsi da parte dei cittadini che potrebbero far lievitare la spesa dei comuni e mettere in crisi il sistema;

Considerato che in attesa di una disciplina nazionale definitiva, da parte della Conferenza Stato Regioni, alcune regioni stanno pensando di dotarsi di una propria regolamentazione, tra cui il Piemonte che ha già deliberato linee guida regionali che predispongono da una parte l’individuazione di criteri di compartecipazione al costo della retta che tengano conto del solo reddito e patrimonio individuale e prevedono, dall’altra, forme di incentivazione ai comuni e/o enti gestori che si impegnano a tenere conto nei loro regolamenti delle disposizioni previste a livello regionale;

Tenuto conto che per molte famiglie a medio reddito il pagamento della compartecipazione alla spesa delle prestazioni sociali agevolate, in particolare la compartecipazione alla spesa della quota sociale della retta per l’inserimento in residenza sanitaria assistenziale (RSA), rischia di rappresentare una ulteriore fonte di impoverimento, soprattutto perchè nella valutazione non si tiene conto di quella che è la spesa complessiva che le stesse devono sostenere;

Considerato tutto quanto premesso:

Impegna

la Giunta regionale

a promuovere presso la Conferenza Stato Regioni la formulazione di una disciplina nazionale definitiva sulla questione che tenga conto del quadro della legislazione vigente in materia e delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 130/2000 e delle relative risorse economiche che servono per attuarne concretamente il principio;

a promuovere sia a livello nazionale che regionale uno studio e monitoraggio su quanto incide la spesa della compartecipazione alle prestazioni sociali agevolate sul reddito delle famiglie e su un possibile impoverimento delle stesse;

a disporre, in attesa di una legislazione nazionale che vada nel senso della applicazione del decreto legislativo 130/2000, ed in sede di prossima revisione delle linee regionali sulla compartecipazione alle prestazioni sociali agevolate ulteriori criteri e forme di esenzione e detrazione che tengano conto della spesa complessiva delle famiglie, a partire dal riconoscimento delle spese sostenute per le compartecipazioni a stesso titolo.