Mozione: Sulla grave situazione in cui versano gli istituti penitenziari nel territorio toscano

settembre 16, 2009 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio regionale

Considerato:

  • la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane, da tempo all’attenzione delle associazioni a tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti, di diversi parlamentari e consiglieri regionali, dei sindacati nonché personalità del mondo della cultura;
  • le proteste, gli scioperi della fame, i gesti di autolesionismo ed i suicidi che sono oramai all’ordine del giorno all’interno delle carceri italiane, nel tentativo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla grave situazione sopra descritta;
  • le animate proteste dei detenuti degli istituti di Arezzo, Sollicciano, Pistoia e Pisa delle scorse settimane, alle quali si aggiungono, nei mesi precedenti, episodi di tensione tra detenuti e forze dell’ordine e due casi di aggressione nei confronti degli agenti stessi negli ultimi giorni a Pistoia e San Gimignano;
  • la recente campagna lanciata dal Partito radicale “Ferragosto 2009 in carcere”, la quale ha coinvolto numerosi politici di tutti gli schieramenti con l’obiettivo di visitare le strutture penitenziarie del nostro Paese per conoscere meglio e direttamente come vivono la realtà quotidiana direttori, agenti, medici, psicologi, educatori e detenuti;
  • le dichiarazioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali che recentemente hanno visitato le strutture toscane le quali, a conferma di quanto già rilevato in precedenza, denunciano condizioni di vita subumane che non rispettano la dignità delle persone, causate principalmente dal sovraffollamento, dalla carenza di organico delle forze di polizia penitenziaria, nonché dall’inadeguatezza delle strutture;
  • che nelle sedici strutture esistenti in Toscana, la condizione di sovraffollamento è rappresentata da quattromiladuecentodiciassette detenuti, a fronte della capienza regolamentare di tremilatrentasette persone con la conseguenza di occupare impropriamente aree destinate alla ricreazione ed allo sport e stipare i detenuti in grande numero all’interno di celle anguste, accatastati in letti a castello che arrivano a raggiungere il soffitto, con servizi igienici annessi in condizioni deplorevoli ed un numero di docce inferiore alle ordinarie esigenze;
  • che circa la metà dei detenuti presenti all’interno delle carceri risulta in attesa di giudizio, che una buona percentuale del totale dei detenuti, peraltro in crescita costante, è rappresentata da persone di nazionalità straniera o persone detenute per problematiche legate alla tossicodipendenza o alla microcriminalità;
  • che la carenza di organico delle forze di polizia penitenziaria, incaricate della custodia dei detenuti, ha come conseguenza sia una diminuzione della motivazione e dell’efficienza degli agenti stessi, dei quali è messa in pericolo la stessa incolumità, sia un peggioramento della vivibilità delle strutture carcerarie, non essendoci agenti sufficienti per svolgere le normali uscite all’aria aperta e le attività sportive e ricreative previste;
  • che l’affermazione dell’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo il quale “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, sta a significare il necessario rispetto della dignità delle persone sottoposte alla limitazione della libertà personale, alle quali deve essere offerta un’opportunità di crescita volta all’inserimento sociale, e non la pena ulteriore di un trattamento inumano, una volta che abbiano fatto ingresso in un carcere;
  • che la Corte europea dei diritti dell’uomo di recente ha definito il sovraffollamento nelle carceri italiane trattamento inumano e degradante”, intimando al nostro Paese l’adeguamento agli standard internazionali stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura, i quali definiscono lo spazio minimo sostenibile per cella in sette metri quadri a persona, limite che risulta ampiamente violato nei casi di cui al punto precedente, con punte che arrivano a due metri quadri;
  • che la risposta al sovraffollamento delle strutture sopra descritto non può essere la rincorsa alla costruzione di nuovi istituti di pena, magari accanto ad un ampliamento della gamma dei reati e ad un inasprimento delle pene previste, ma l’offerta di una possibilità certa di pene alternative, in particolare per i detenuti malati, imputati di piccoli reati o stranieri con detenzione residua minore di due anni;
  • che in seno al Consiglio regionale è presente la proposta di legge n. 246 (Norme per l’Istituzione del garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale), che, in attuazione di quanto previsto anche dalla legge regionale 2 dicembre 2005, n. 64 (Tutela del diritto alla salute dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari ubicati in Toscana) ha come obiettivo la creazione di una figura che, in costante rapporto con il Consiglio regionale stesso, divenga garante a tutto campo della condizione di vita nelle carceri, cioè del diritto alla salute, della qualità della vita, dell’istruzione, della formazione professionale e di ogni altra prestazione finalizzata al recupero, alla reintegrazione sociale e all’inserimento lavorativo delle persone detenute;
  • che la Regione Toscana si è dotata di una cabina di regia intersettoriale per le politiche e le tecniche in ambito carcerario ed è in preparazione un protocollo di intesa complessivo tra Regione, amministrazione penitenziaria, Centro di giustizia minorile;

Impegna

la Giunta regionale

a garantire una costante vigilanza sulla grave situazione determinatasi all’interno degli istituti penitenziari, contribuendo alla ricerca di soluzioni adeguate per il rispetto dei diritti umani e della normativa italiana e internazionale;

a porre a livello nazionale la questione del rispetto dei diritti dei detenuti, investendo nel merito la Conferenza Stato-Regioni e a sollecitare l’attivazione di tavoli interistituzionali volti ad affrontare specificatamente e tempestivamente la grave situazione emersa;

a sostenere e rafforzare una politica volta alla rieducazione e al reinserimento sociale, affettivo e culturale dei detenuti, in alternativa a soluzioni unicamente repressive e punitive destinate a riempire le carceri della popolazione più vulnerabile della nostra società, rappresentata in particolare da tossicodipendenti e immigrati;

a mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica ed il dibattito nella società civile su quanto accade all’interno di istituzioni per loro natura chiuse nei confronti dell’esterno e quindi più facilmente soggette ad essere socialmente emarginate.