Ordine del giorno in merito all’accordo politico raggiunto nel Consiglio Europeo dei Ministri del Lavoro e Affari Sociali

giugno 25, 2008 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio Regionale della Toscana,

appreso

 dell’accordo politico raggiunto dal Consiglio Affari Sociali del 9-10 giugno – a cui ha contribuito in modo determinante la Presidenza Slovena – con il quale si apre di fatto a più flessibili modalità di contrattazione, in deroga all’attuale tetto delle 48 ore di lavoro a settimana,

 premesso

che la Commissione Europea ha espresso piena sintonia con il testo varato dal Consiglio e auspica che il Parlamento Europeo lo approvi a sua volta in seconda lettura,

 tenuto conto

che il testo varato dal Consiglio Europeo prevede in pratica che le deroghe rispetto alle canoniche 48 ore si applichino alle modalità di lavoro a chiamata e potranno essere attuate in modo individuale, attraverso la scelta del singolo lavoratore – con il cosidetto opt – out o ‘clausula di rinuncia individuale’ – portando il nuovo limite fino a 60-65 ore a settimana e che la scelta inderoga  può intervenire solo a determinate condizioni: nessuna firma nel primo mese di assunzione e nessuna ritorsione nel caso in cui non vi sia alcun accordo o si esca dal regime di opt-out,

 valutato

il giudizio espresso dalla CES (Confederazione Sindacale Europea) sull’accordo in oggetto, che in una nota del Segretario John Monks, trasmessa alla Presidenza Slovena,  esprime compiacimento per il fatto che si è dimostrato che l’UE può legiferare per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, ma di contro esprime anche insoddisfazione riguardo alle deroghe all’attuale tetto delle 48 ore, tanto che – sostiene la CES –  se la direttiva venisse approvata nella forma attuale introdurrebbe, di fatto, una regressione del livello di protezione, senza offrire ai cittadini e lavoratori europei un accordo accettabile e duraturo in materia di modernizzazione e innovazione dell’organizzazione dell’orario di lavoro,

 considerato

che secondo la CES le proposte sul tavolo, se definitivamente approvate, producono: 

 rovesciamento delle decisioni limpide e prive di ambiguità prese dalla Corte di Giustizia europea per le quali il tempo di lavoro contenuto nella direttiva include il periodo inattivo sul luogo di lavoro; mentre invece nell’accordo in oggetto si definisce il periodo inattivo sul luogo di lavoro come non rientrante nell’orario di lavoro;

 soppressione delle garanzie concernenti l’obbligo di fornire ai lavoratori un “riposo compensativo equivalente” in caso di deroga alla direttiva, conferendo agli Stati membri un margine quasi illimitato per definire il “periodo ragionevole” durante il quale il riposo compensativo deve essere accordato;

 allungamento a 12 mesi del periodo di riferimento per la settimana di lavoro media di 48 ore non solamente sulla base di accordi collettivi, ma anche in virtù della legge o delle regolamentazioni, senza garanzie adeguate in materia di prevenzione contro i rischi alla salute e sicurezza causati dall’ampliamento dell’orario e delle irregolarità e senza l’obbligo di informare e consultare i lavoratori e i loro rappresentanti;

 non fissazione di un termine alla “clausola di rinuncia individuale” alla settimana di lavoro medio di 48 ore e restringimento delle condizioni del suo utilizzo in modo tale da non prevenire sufficientemente il suo abuso,  

considerato quindi

 che per la CES tali proposte non sono conformi all’articolo 136, che stabilisce chiaramente che la Comunità e gli Stati membri persegono gli obiettivi di “miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro […] permettendo la loro omogeneizzazione nel progresso”, né rispettano la carta dei diritti fondamentali dell’UE che dispone nell’articolo 31 che ogni lavoratore ha il diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque e soprattutto “il diritto ad una limitazione della durata massima del tempo di lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali..”

 esprime

un giudizio negativo riguardo alla sostanza dell’accordo raggiunto dal Consiglio Europeo in materia di orario di lavoro, ma anche riguardo al metodo poichè veicolato come un ‘compromesso alto’ per garantire ai lavoratori collocati attraverso le agenzie di lavoro temporaneo (circa 8 milioni nella UE) uguali diritti rispetto ai lavoratori stabilizzati,

sostiene

concretamente l’operato della CES per convincere i ministri che per avere il consenso dei cittadini europei e soprattutto del Parlamento Europeo, il testo attuale necessita di sostanziali e approfonditi miglioramenti affinché i principi chiave sull’orario di lavoro siano mantenuti e affinchè le proposte di revisione sviluppate nel Consiglio dei Ministri siano compatibili con il Trattato Europeo e con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE,

 chiede al Presidente del Consiglio Regionale

di mettere in campo tutti gli strumenti di sua competenza per sensibilizzare le Istituzioni Europee e le Regioni Italiane affinchè le osservazioni della CES  vengano tenute nel debito conto 

chiede inoltre che

  il seguente ordine del giorno venga trasmesso al Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano, e al Presidente del Parlamento Europeo.