Per la libertà e la dignità delle donne afgane

aprile 21, 2009 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio regionale

Premesso:

– che lo scorso mese di marzo il Parlamento afgano ha approvato una legge sul diritto di famiglia che regola, tra l’altro, i rapporti di famiglia all’interno della comunità sciita;
– che tale legge legalizza di fatto lo stupro tra le mura domestiche e vieta alle donne sciite di uscire di casa per studiare, cercare lavoro o recarsi dal medico senza il permesso del marito;
– che il 15 aprile scorso circa duecento donne afgane sono scese in piazza per manifestare contro la nuova legge denunciando “l’insulto alla dignità delle donne”e che nel corso della manifestazione, a seguito di tafferugli, sono state prese a sassate dai partecipanti ad una contromanifestazione organizzata da estremisti religiosi;
– che vi è stata una significativa reazione all’approvazione della legge anche all’interno dell’Afghanistan, in particolare da parte delle donne della classe media, rappresentate dalla parlamentare Humairi Namati, la quale ha definito il provvedimento “peggiore di quelli dei Taleban”;
– che una parte della comunità internazionale, soprattutto nell’ambito delle Nazioni Unite e del Parlamento europeo, ha espresso solidarietà alla protesta delle donne afgane, auspicando la nascita di una rete che possa rappresentarle;
– che diversi governi occidentali sono attualmente impegnati nella ricostruzione dell’Afghanistan a seguito del conflitto che si è concluso con la caduta dei Talebani e l’instaurazione dell’attuale Governo Karzai;
– che il Governo italiano, in particolare, è tra i soggetti attivi di tale ricostruzione, avendo come incarico l’organizzazione del nuovo sistema giudiziario afgano;

Esprime

La propria contrarietà alla legge approvata dal Parlamento afgano in quanto lesiva della libertà e della dignità delle donne e la propria condanna per gli episodi di violenza accaduti in occasione della manifestazione di protesta;

Impegna

la Giunta regionale

A operare nei confronti del Governo italiano e della comunità internazionale affinché prosegua la pressione diplomatica per il ritiro del provvedimento legislativo recentemente approvato e siano pienamente garantite alle donne afgane la libertà di pensiero e di autodeterminazione.