Per la messa al bando delle Cluster bombs

marzo 25, 2009 in In Regione, News e iniziative da alessia

Per la messa al bando delle Cluster bombs, per rifinanziamento del fondo umanitario per lo sminamento istituito con legge 7 marzo 2001, n. 58 ”Istituzione del fondo per lo sminamento umanitario e per il rispetto degli impegni sottoscritti con le Convenzioni di Ottawa e Oslo”.

Il Consiglio regionale

 Ricordando che:

– Il 1° marzo 2009 si è celebrato il X anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione di Ottawa per la messa al bando delle mine antipersona;
– Il 4 aprile 2009 si svolgerà la IV giornata internazionale per la sensibilizzazione sul problema delle mine e a sostegno alla mine action delle Nazioni Unite;
– Dal 30 novembre al 4 dicembre 2009 a Cartagena, in Colombia, avrà luogo la seconda importante  conferenza di revisione della Convenzione di Ottawa;
– Il 28 maggio 2008, l’assemblea del Senato, in sede di discussione delle mozioni sulla messa al bando delle bombe a grappolo, ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno G1 a sostegno del processo di Oslo per il raggiungimento della messa al bando delle bombe cluster e per l’attuazione degli impegni umanitari correlati a tale riconoscimento;
– Le mine “antipersone” e le cluster bombs costituiscono una delle più immorali forme di armi convenzionali poiché colpiscono nell’85 per cento dei casi la popolazione civile e rimangono attive per oltre cinquanta anni dalla fine dei conflitti, provocando ogni anno la morte o il ferimento di quasi venti mila persone, di cui il 20 per cento bambini;
– Almeno novanta paesi, soprattutto nel sud del mondo, sono infestati da mine anti persona, cluster bombs ed altri residuati bellici inesplosi che provocano effetti disastrosi e permanenti sull’agricoltura, sull’ambiente, sulla economia, sulla salute e sullo sviluppo delle popolazioni già impoverite da altri fattori;
– L’Italia è stata tra i leader mondiali nella produzione di tali ordigni e che la presenza di mine italiane in paesi quali Afghanistan, Angola, Cambogia, El Salvador, Irak, Mozambico, Nicaragua, Somalia, ex Jugoslavia continua a mettere in pericolo la popolazione civile ed ad ostacolare la ripresa post bellica; 

Rilevando che:

– Le bombe a grappolo, per le loro caratteristiche intrinseche, tra cui quelle di diffusione di centinaia di submunizioni su un’ampia superficie e di instabilità delle submunizioni inesplose, rendono difficile se non impossibile rispettare le norme di diritto internazionale umanitario previste a protezione delle popolazioni civili;
– Le bombe a grappolo hanno un impatto umanitario assimilabile a quello delle mine “antipersona” e, in particolare, che le submunizioni sono causa di un elevato numero di incidenti mortali, soprattutto fra i bambini che sono attratti dalla loro forma e colore;
– I più recenti dati statistici forniti da organizzazioni umanitarie internazionali evidenziano che il 98 per cento delle persone rimaste uccise, ferite o mutilate a causa delle bombe a grappolo è rappresentato da civili e un quarto di questi è costituito da bambini;
– Gran parte delle persone sopravvissute all’esplosione delle submunizioni versano in gravi condizioni di disabilità e di conseguente emarginazione sociale;
– Gli ordigni inesplosi rappresentano un serio ostacolo allo sviluppo dei paesi che sono stati e sono teatro di conflitti e inficiano il raggiungimento degli obiettivi del “Millennio” ed in particolare quelli relativi al debellamento della povertà;
– La diffusione sul suolo di ordigni inesplosi si è aggravata con l’utilizzo di munizioni cluster in tutti i più recenti conflitti;
– Gli esempi più recenti dell’utilizzo delle cluster bomb (che si sono registrati in Libano, dove secondo stime dell’ONU sono rimasti sul terreno circa cento mila ordigni inesplosi, con potenziale effetto devastante sulla popolazione civile, in Georgia, e secondo alcune recenti denunce in attesa di conferme nello Sri Lanka) ne confermano gli effetti intollerabili; 

Sottolineando che:

– Il 30 maggio 2008 a Dublino è stato raggiunto un accordo sul testo della Convenzione di Oslo sottoscritto il 3 dicembre 2008 da novantacinque paesi e contestualmente ratificato da Irlanda, Norvegia, Santa Sede e Sudan;
– Il 3 dicembre 2008 l’Italia ha sottoscritto tale Convenzione impegnandosi formalmente ad una sua rapida ratifica e ad onorare gli impegni umanitari ad essa connessi e correlati;
– Le convenzioni di Ottawa e di Oslo in realtà si rafforzano reciprocamente avendo come obiettivo la messa al bando delle armi con effetti indiscriminati e la salvaguardia delle popolazioni di civili in tempi di conflitto e post-conflitto;
– La Convenzione di Oslo, così come la Convenzione di Ottawa, oltre alla distruzione degli stock, la proibizione del commercio e il blocco della produzione e dell’uso di questo sistema d’arma, impegna i sottoscrittori a numerosi ed urgenti adempimenti come l’immediata assistenza alle vittime, la prevenzione dal rischio per le popolazioni attraverso programmi di risk education, al reinserimento socio-economico delle vittime ed all’attuazione dei programmi di bonifica umanitaria;
– La Convenzione di Oslo, riscrivendo un capitolo del diritto umanitario, identifica come “vittima” non solo il singolo individuo ma la sua famiglia e la comunità di appartenenza estendendo il concetto grazie all’esperienza maturata durante gli interventi umanitari di mine action;
– Le suddette convezioni si perfezionano e rafforzano in relazione alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, e del suo primo protocollo, ancora non ratificata dal nostro Paese;
– Il fondo per lo sminamento umanitario risponde a linee guida e parametri che sono alla base delle predette convenzioni, e che le risorse ad esso assegnate sono strettamente correlate a priorità umanitarie, permettendo la continuità dell’azione, la programmazione, il monitoraggio e la valutazione di progetti e programmi di competenza dell’Italia;
– A differenza di altri stanziamenti che possono essere destinati a progetti di mine action, il fondo per lo sminamento umanitario agisce su linee guida e criteri strettamente modellati sulla Convezione di Ottawa e risponde chiaramente alla logica ed allo sviluppo degli impegni sottoscritti anche con la convenzione di Oslo;
– Le azioni di bonifica umanitaria e le altre azioni di mine action cui il fondo era destinato non discriminano tra mine antipersona, cluster bombs, submunizioni cluster ed altri ordigni inesplosi (ERW); 

Ricordando infine, come il Governo nel dicembre scorso, in sede di discussione al Senato sulla finanziaria 2009, si sia impegnato a risolvere le problematiche relative ai fondi da dedicare ad attività umanitarie derivanti dagli obblighi sottoscritti anche con la firma della convenzione di Oslo; 

Impegna

la Giunta Regionale

A sostenere, negli ambiti che le competono, le politiche finalizzate alla messa al bando delle cluster bombs e al sostegno delle azioni di sminamento e di bonifica umanitaria nelle zone del mondo in cui, in conseguenza di situazioni di conflitto, tali operazioni si rendano necessarie 

Chiede

al Parlamento

Ad agire urgentemente affinché nell’ambito della cooperazione umanitaria siano reperiti fondi per i finanziamenti destinati al fondo per lo sminamento umanitario di cui alla legge 7 marzo 2001, n. 58, (Istituzione del fondo per lo sminamento umanitario), in misura adeguata alle effettive necessità umanitarie e agli impegni sottoscritti con le Convenzioni di Ottawa e Oslo.