Piano sanitario, le priorità di SD: centralità del cittadino; investimenti su prevenzione, nuove strumentazioni e medicina di base; superamento della precarietà”

novembre 13, 2007 in Comunicati Stampa da alessia

Per Alessia Petraglia il documento preliminare è una buona base di partenza

“Una buona e condivisibile base di partenza”. Così la capogruppo di Sinistra Democratica Alessia Petraglia intervenendo in aula commenta il documento preliminare del Piano Sanitario Regionale 2008-2010 presentato dall’assessore Rossi. Petraglia ha voluto segnalare alcuni temi di cui la Giunta dovrà tenere conto nella stesura del nuovo Piano, a partire dalla necessaria centralità del cittadino come utente competente, che dovrà essere chiamato sempre più spesso ad essere partecipe delle decisioni che riguardano lui direttamente ma anche le scelte sanitarie della comunità, a partire dalla discussione di questo piano sanitario. “La fase di criticità che attraversano i servizi sanitari – ha affermato Petraglia – riguardano non solo l’aspetto economico-finanziario ma anche la credibilità nei confronti dei cittadini. Un pieno coinvolgimento di chi si avvale del servizio può persino essere utile al necessario risparmio sulle spese sanitarie”. Altro profilo sottolineato da Petraglia è quello del rapporto sempre più intenso con il territorio. Innanzitutto sotto il profilo della necessaria diffusione una sanità su tutto il territorio, in particolare nelle zone più interne della Toscana, in cui mancano, a volte, i servizi di primo soccorso. Ma anche per ciò che riguarda la necessità di un nuovo rapporto tra territorio ed ospedale. “Nel disegnare il nuovo piano – ha affermato Petraglia – dovremo chiederci perchè i cittadini si rivolgono all’ospedale anche per servizi che potrebbero trovare sul territorio. Occorre flessibilizzare le formule organizzative e settoriali per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini (screening, prevenzione, normali visite di controllo)”. Proseguire sulla strada di un sistema pubblico, universalistico, unitario e solidale significa porre al centro l’equità di prestazioni, risultati e accesso. Per questo è necessario definire i livelli essenziali di assistenza e garantire la bassa soglia delle prestazioni; vanno in questa direzione sia il provvedimento di alcune settimane fa per garantire l’assistenza sanitaria ai cittadini “irregolari” cioè i cittadini dell’Est entrati lo scorso anno nell’UE, sia l’annuncio che il PSR conterrà anche le linee attuative e organizzative per un sistema sanitario in carcere non più legato all’amministrazione penitenziaria. “Questo Piano è centrale per ciò che riguarda le sfide dell’alta integrazione tra sociale e sanitario – ha aggiunto Petraglia –, e dell’investimento sulla prevenzione, dalle quali passa anche la possibilità di avere risparmi di spesa”. Questo significa, per la esponente di SD, prevenzione già dalle scuole primarie; potenziamento della medicina di base e dei consultori anche come via per il decongestionamento di ricoveri e pronto soccorso. Significa poi attenzione al disagio giovanile: “bisogna affrontare in modo più energico l’alcoolismo, – ha sollecitato Alessia Petraglia – i cui danni sono spesso sottovalutati, così come occorre aprire una riflessione di carattere culturale ma anche sanitario sui disturbi alimentari che colpiscono soprattutto le adolescenti, affrontando il tema dei luoghi di cura dell’anoressia”. Infine Petraglia ha affrontato il tema dei controlli e della verifica dell’appropriatezza dei percorsi terapeutici e della spesa, i due fattori che contribuiscono a creare il disavanzo, sottolineando la necessità di una politica di rigore e di informazione. “Se da un lato occorre razionalizzare ed eliminare sprechi, dall’altro non vanno però tralasciati i giusti investimenti, non solo infrastrutturali: non è accettabile che in certi presidi vi siano ecografi vecchi di venti anni, così come è urgente investire nella vera e libera ricerca medico-scientifica, nella formazione del personale sanitario e per il superamento delle diffuse forme di precariato nel mondo della sanità che mortificano competenze e preparazione di tanti giovani operatori”.