Proposta di Legge: Norme contro la violenza di genere

maggio 3, 2007 in In Regione, News e iniziative da alessia

Articolo 1

Principi

 La Regione Toscana riconosce  che ogni tipo di violenza di genere, psicologica, fisica ed economica costituisce un attacco all’inviolabilità della persona e alla sua libertà; lede il diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità fisica ed emotiva, e costituisce un’autentica minaccia  per la salute ed un ostacolo al godimento del diritto a una cittadinanza sicura, libera e giusta.

 

 Articolo 2

Finalità

1.      La Regione Toscana, in conformità a quanto previsto dall’Articolo 59 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 41 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale) promuove attività di prevenzione della violenza di genere e garantisce adeguata accoglienza, protezione, solidarietà, sostegno e soccorso alle persone  vittime di maltrattamenti fisici, psicologici, economici, di persecuzioni, di stupro, di molestie sessuali, o vittime di minaccia di tali atti.

2.      Sostiene e incentiva la costituzione di una rete di relazioni tra i comuni, le province, le aziende ospedaliere, le aziende unità sanitarie locali,  le società della salute, le direzioni scolastiche provinciali, le forze dell’ordine, le prefetture, la magistratura, i centri antiviolenza, presenti sul territorio che abbiano nei  propri statuti tali finalità.

3.      Le province esercitano un ruolo di coordinamento della rete di cui al comma 2.

 

 Articolo 3

Attività di prevenzione

1.                La Regione, al fine di prevenire il fenomeno della violenza di genere  sostiene, in conformità a quanto previsto dalla legge regionale 16 agosto 2001, n. 38 (Interventi regionali a favore delle politiche locali per la sicurezza della Comunità Toscana), anche in collaborazione con i soggetti della rete di cui all’Articolo 2, comma 2, progetti finalizzati a promuovere nelle scuole e nelle famiglie l’educazione al rispetto nella relazione tra i sessi, al rispetto all’identità sessuale, religiosa e culturale, alla non violenza come metodo di convivenza civile.

2.                La Regione promuove e sostiene programmi antiviolenza per finanziare la costituzione e l’attività della rete di cui all’Articolo 2, comma 2, ivi compresa la disponibilità di case rifugio di cui all’Articolo 8.

3.                I progetti di cui al comma 1, sono presentati alle province secondo modalità e criteri definiti nel Piano integrato sociale di cui alla legge regionale 41/2005.

 

 Articolo 4

Costituzione della rete

1.      La Regione emana le linee guida e di indirizzo contro la violenza di genere. Promuove intese e protocolli di intervento omogenei tra i soggetti  indicati all’Articolo 2, comma 2,  e conferisce alle province il ruolo di coordinamento della rete.

2.      La rete ha lo scopo di garantire procedure omogenee su tutto il territorio regionale e di attivare l’immediato intervento dei soggetti di cui all’Articolo 2, comma2,,  su base provinciale o sulla base territoriale di riferimento delle società della salute.

3.      L’ assistenza e la protezione da parte dei soggetti della rete di cui al comma 1 e 2, è attivata su richiesta di aiuto della persona vittima rivolta anche solo ad un soggetto della rete.  

 

 Articolo 5

Sostegno e soccorso alle persone vittime della violenza

1         La rete di relazioni, di cui all’Articolo 2, garantisce un collegamento costante tra i soggetti che la costituiscono  al fine di assicurare alla persona vittima della violenza, presunta o accertata, il soccorso in ogni fase, presso le strutture ospedaliere o presso le aziende USL, l’intervento dei servizi sociali,  l’accoglienza, il sostegno  e protezione presso centri antiviolenza presenti sul territorio presso case rifugio.

2         Al fine di garantire un’assistenza adeguata, i soggetti della rete formulano  progetti personalizzati che offrono alla persona vittima ed ai suoi familiari un percorso di uscita dalla violenza compreso il reinserimento sociale, lavorativo, abitativo.

 

 Articolo 6

Centri antiviolenza

1. I centri antiviolenza sono gestiti da associazioni di donne operanti nella regione e iscritte agli albi del  volontariato e/o promozione    sociale e/o organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), e/o altre forme organizzative come cooperative sociali che abbiano come finalità la lotta alla violenza contro le donne ed i minori, la sua prevenzione,il sostegno e la protezione. I centri antiviolenza si riconoscono in un lavoro di relazione tra donne e sono autogestiti.

2. Al  fine di garantire le attività di cui al comma 1, il centro dispone di personale adeguatamente formato sui temi della violenza.

 

 Articolo 7

Centro di coordinamento presso le Aziende ospedaliere e Aziende USL

1.      Le Aziende ospedaliere e le Aziende USL per i presidi ospedalieri e per i consultori, assicurano  l’attivazione di almeno un centro  di coordinamento per i problemi della violenza di genere  su ogni zona.

2.      Il centro di coordinamento

a)      garantisce l’immediato intervento di personale sanitario adeguatamente formato per l’accoglienza, l’assistenza e la cura delle vittime della violenza. L’assistenza richiesta garantisce oltre agli interventi per la cura della persona vittima, l’adeguata effettuazione di esami, prelievi e  refertazione, che possono essere utilmente prodotti come prove della violenza in un eventuale fase giudiziaria;

b)      garantisce l’attivazione immediata di un intervento multidisciplinare sulla persona vittima al fine di assicurare assistenza sotto i molteplici aspetti sanitari necessari;

c)       ha l’obbligo di attivare la rete di protezione della vittima di cui all’Articolo 3,  al fine di assicurare l’immediata predisposizione di azioni e servizi necessari.

 

 Articolo 8

Case rifugio

1.       La rete dei soggetti di cui all’Articolo 2, garantisce alle persone vittime della violenza  protezione  in case rifugio, quali strutture di ospitalità temporanea per salvaguardare l’incolumità fisica e psichica della vittima.

2.       Le case rifugio, gestite dai centri antiviolenza sono  luoghi protetti, ad indirizzo segreto, dove le persone vittime della violenza sole e/o con figli  minori vengono accolte e protette.

3.       La rete attiva l’inserimento di case rifugio, ricadenti in diverso ambito provinciale al fine di assicurare protezione ed anonimato.

4.       Gli enti locali garantiscono, nell’ambito della propria  disponibilità del patrimonio abitativo, alloggi ad indirizzi segreto desinati a case rifugio o risorse finanziarie dei costi relativi.

5.       La Regione, nella programmazione delle politiche abitative ovvero nelle sue azioni e misure attuative, può individuare le risorse finanziarie e le modalità di finanziamento delle case rifugio.

 

 Articolo 9

Formazione

 

1.      La Regione e le province, nell’ambito della disciplina vigente in materia di formazione, promuovono iniziative e moduli  formativi collegati alla realizzazione della rete di relazioni di cui all’Articolo 1, con particolare riguardo alla formazione congiunta tra operatori sanitari, operatori degli enti locali, dei centri antiviolenza, operatori delle forze dell’ordine, magistratura, prefetture..

 

Articolo 10

Finanziamenti degli interventi

1.      Al finanziamento degli interventi finalizzati alla prevenzione della violenza sessuale si applicano le modalità ed i criteri previsti all’Articolo 6 della legge regionale n. 38/2001.

Il Piano integrato sociale di cui alla legge regionale 24 febbraio 2005, n. 41 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale)  individua le modalità ed i criteri degli interventi relativi alla costituzione e funzionamento della rete dei soggetti di cui gli articoli 3 e seguenti. Il Piano sanitario regionale di cui alla legge regionale 24 febbraio 2005, 40 (Disciplina del Servizio sanitario regionale) individua le modalità di intervento del Servizio sanitario regionale per quanto previsto dalla presente legge.