Proposta di Legge: Provvidenze integrative a sostegno della maternità

novembre 9, 2005 in In Regione, News e iniziative da alessia

Art. 1

(Integrazione dell’assegno di maternità a carico dello Stato)

1. La donna, cittadina italiana o comunitaria o in possesso della carta di soggiorno e residente in un Comune della Toscana, avente titolo a percepire l’assegno di maternità a carico dello Stato previsto dall’articolo 49 della L. 23 dicembre 1999 n. 488 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” così come parzialmente modificato dal D. Lgs. 26 marzo 2001 n. 151 “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della L. 8 marzo 2000 n. 53”, ha diritto all’integrazione del predetto assegno di maternità fino alla concorrenza dell’importo complessivo pari ad euro duemila. L’integrazione può essere chiesta anche dalla donna adottante e affidataria preadottiva.

 

Art. 2

(Integrazione dell’assegno di maternità a carico del Comune)

1. La donna, cittadina italiana o comunitaria o in possesso della carta di soggiorno e residente in un Comune della Toscana, che non ha diritto a percepire l’assegno di maternità a carico dello Stato previsto dall’articolo 49 della L. 23 dicembre 1999 n. 488 così come parzialmente modificato dal D. Lgs. 26 marzo 2001 n. 151, ma che ha comunque diritto a percepire l’assegno di maternità a carico del Comune di residenza previsto dalla L. 23 dicembre 1998 n. 448 “Norme generali sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato” così come modificata dal D. Lgs. 26 marzo 2001 n. 151, ha diritto altresì all’integrazione del predetto assegno di maternità fino alla concorrenza dell’importo complessivo pari ad euro duemila.

 

Art. 3

(Domanda- Divieto di cumulo)

1. Contestualmente alla richiesta di erogazione dell’assegno di maternità a carico dello Stato ovvero di quello a carico del Comune di residenza della donna, l’avente diritto deve altresì richiedere alla Regione Toscana l’erogazione dell’integrazione da corrispondersi a totale carico della stessa.

2. L’assegno di maternità a carico dello Stato e quello a carico del Comune di residenza della donna non sono cumulabili tra di loro, ma sono singolarmente integrabili a carico della Regione Toscana sia nell’ipotesi in cui vengano erogati in misura intera sia nell’ipotesi in cui vengano erogati in misura ridotta per effetto del cumulo con altro trattamento economico previdenziale ovvero assistenziale comunque qualificato.

Art. 4

(Rivalutazione – Erogazione)

1. L’importo dell’integrazione è rivalutato al 1 gennaio di ogni anno sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’Istat in relazione alla Regione Toscana.

2. L’integrazione è erogata dal Comune di residenza in unica soluzione.

 

Art. 5

(Convenzione)

1. La Regione Toscana promuove la stipula di una convenzione con la sede regionale Inps della Toscana, al fine di determinare le modalità di accertamento del diritto all’integrazione, l’entità del trattamento e della revoca dello stesso. Nella medesima convenzione, la Regione Toscana e la Sede Regionale Inps della Toscana determineranno il corrispettivo che sarà pagato dalla Regione Toscana alla Sede Regionale Inps della Toscana per l’organizzazione dell’attività amministrativa da questa svolta in esecuzione della presente legge.

 

Art. 6

(Entrata in vigore e copertura economica)

1. Le disposizioni della presente legge si applicano alle nascite, alle adozioni ed agli affidamenti preadottivi successivi al 1 gennaio 2006.

2. Alla spesa conseguente alla entrata in vigore della presente legge, determinata in euro quattromilioni per ogni esercizio, si fa fronte con i fondi stanziati a valere sul bilancio annuale di previsione a decorrere da quello relativo all’anno 2006.

La vigente normativa statale che determina le tipologie di impiego del lavoro dipendente, ha progressivamente introdotto nel mercato del lavoro figure contrattuali sempre più connotate dalla divaricazione rispetto allo schema tradizionale del contratto di lavoro a tempo pieno indeterminato; con l’entrata in vigore della L. 14 febbraio 2003 n. 30 e dei suoi decreti applicativi, pare essersi accentuata la considerazione delle esigenze della produzione e dello scambio di beni e dei servizi rispetto a quelle espresse dalla stabilizzazione del lavoratore nella sua attività professionale e reddituale, necessaria anche al fine di “assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.).

Con questa legge la Regione Toscana si propone, nel rispetto della Costituzione della Repubblica, di concorrere all’integrazione del reddito delle donne utilizzate nel mercato del lavoro per periodi particolarmente brevi ed a mezzo di tipologie contrattuali che non consentono di fruire delle ordinarie prestazioni previdenziali ovvero assistenziali in materia di tutela della maternità, pensate dalle leggi della Repubblica in favore di lavoratrici sufficientemente stabilizzate nel loro impiego.

 

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L’art. 117 comma 2 lettera O) della Costituzione riserva la “previdenza sociale” alla legislazione esclusiva dello Stato; non si possono sottacere quindi i dubbi di quella parte della dottrina costituzionale secondo la quale tale termine sarebbe stato utilizzato dal Legislatore costituzione in modo assolutamente atecnico, tanto da rendere del tutto illegittima qualsiasi normativa regionale in parte qua. Tuttavia, la legge regionale che adesso si presenta è del tutto conforme al dettato costituzionale anche a voler mantenere cogente la tradizionale distinzione tra previdenza sociale, che notoriamente assolve alla specifica funzione di tutela dei lavoratori sia pur con limitazioni sia riguardo ai soggetti che agli eventi previsti, ed assistenza sociale, volta per contro ad una generica tutela degli indigenti estesa a tutti i cittadini che versino in stato di bisogno svincolato dal rapporto di lavoro, pur nel limite di disponibilità dell’Ente erogatore. La provvidenza regionale istituita con la presente legge ha natura assistenziale e comunque integra le provvidenze già istituite ed erogate con legge statale; in altre parole, con la presente legge non viene istituito un nuovo trattamento assistenziale bensì viene istituita l’integrazione di due trattamenti istituiti con legge statale e per la cui concessione la legge statale stessa determina i requisiti presupposti.

Ad ogni buon conto se anche si versasse in una ipotesi di trattamento avente natura previdenziale in senso tecnico e tradizionale, ma si ripete che non è questo il caso, si verserebbe in una ipotesi di legislazione concorrente prevista dall’art. 117 comma 3 della Costituzione (“previdenza complementare e integrativa”). L’interpretazione offerta, trova assoluto conforto nel Decreto del Ministero per la Solidarietà Sociale 21 dicembre 2000 n. 452 che pone il “Regolamento recante disposizioni in materia di assegni di maternità e per nucleo familiare, in attuazione dell’articolo 49 della legge 22 dicembre 1999 n. 488 e degli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998 n. 448” il quale, al proprio articolo 2 comma 6, dispone che gli assegni in parola non costituiscono reddito ai fini fiscali e previdenziali e possono essere cumulati, a determinate condizioni, con “analoghe provvidenze in favore della maternità erogate dalle regioni e dagli enti locali”.

 

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La norma regionale integra dunque legittimamente due diverse tipologie di assegno “statale”.

I° – assegno previsto dall’art. 49 della L. 23.12.1999 n. 488 così come parzialmente modificato dal D. Lgs. 26.3.2001 n. 151

L’assegno può essere richiesto:

a) da cittadine italiane o comunitarie ovvero extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno purché residenti in un Comune della Regione Toscana al momento della domanda di assegno;

b) dalla donna lavoratrice che alla data del parto o dell’ingresso del bambino in famiglia è titolare di una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità in corso di godimento ovvero di diritto al godimento della prestazione alla data suddetta e può far valere almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi precedenti il parto o l’effettivo ingresso anagrafico del bambino in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento;

c) dalla donna che ha perduto il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento di attività lavorativa per almeno tre mesi se il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto a tali prestazioni e la data del parto o dell’effettivo ingresso in famiglia del bambino, non sia superiore a quello di godimento delle suddette prestazioni e comunque non sia superiore a nove mesi;

d) dalla donna che durante il periodo di gravidanza ha cessato di lavorare per recesso anche volontario dal rapporto di lavoro a condizione che possa far valere tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi antecedenti al parto;

e) dalla donna che abbia ottenuto in affidamento non preadottivo il bambino con provvedimento del Magistrato e che il neonato si trovi nella sua famiglia anagrafica al momento della domanda di assegno.

II° – assegno previsto dalla L. 23.12.1998 n. 448 così come modificata dal D. Lgs.  26.3.2001 n. 151

L’assegno può essere richiesto da ogni donna che non ha titolo per poter beneficiare di altro trattamento di maternità comunque qualificato ovvero che ha titolo per fruire di un’indennità economica di maternità di importo inferiore all’assegno di maternità a carico del Comune; in tale ultimo caso la donna può chiedere la quota differenziale.

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Quanto sopra premesso, deve valutarsi che la presente legge istituisce una integrazione “una tantum” destinata ad integrare pur in misura diversa i due trattamenti assistenziali di cui sopra e fino alla complessiva somma, per ciascuno di essi, di euro 2.000,00 indicizzati.

In applicazione della riserva posta dall’art. 117 comma 3 della Costituzione, la legge regionale ha voluto destinare le integrazioni adesso istituite, alla specifica tutela del lavoro e della sicurezza della donna madre. Da ciò consegue:

a) l’integrazione istituita dall’art. 1 viene estesa alla donna adottante ed affidataria preadottiva, così come del resto previsto dalla legislazione nazionale;

b) l’integrazione istituita dall’art. 2 viene limitata alla sola maternità della donna;

c) l’uomo viene espressamente escluso dalla concessione del beneficio in considerazione della marginalità dei requisiti richiesti per la concessione dei due assegni da integrare e, quindi, della difficoltà di individuare concrete ipotesi applicative.

In considerazione della difficoltà applicativa fattuale e della natura “integrativa” dei trattamenti di cui si discute, la legge regionale è dunque senz’altro esente da censure di costituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Carta, atteso che il principio di uguaglianza impone di trattare in modo diverso situazioni diverse e non solo di trattare in modo uguale situazioni uguali.

 

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La provvidenza posta adesso a carico della Regione Toscana è, si ripete, “integrativa” di quelle già corrisposte con legge dello Stato, dal ché consegue che l’integrazione regionale deve essere determinata in relazione a quella corrisposta una tantum nelle due tipologie di prestazione, ovvero:

A) secondo dati elaborati dalla Sede Regionale Inps della Toscana, il numero complessivo aggregato degli assegni erogati in ambito regionale a carico dello Stato e dei Comuni è stato pari a n. 2120 in relazione al primo semestre 2004. Pur nella difficoltà della stima, può dunque ipotizzarsi un onere a carico del bilancio regionale derivante dall’applicazione della presente legge non superiore ad euro quattromilioni su base annua con riserva dell’indicizzazione;

B) la legge regionale determina l’integrazione a carico della Regione Toscana fino a quantificare una provvidenza complessiva di euro 2.000,00 al fine di consentire l’erogazione di una somma quantitativamente apprezzabile anche se del tutto modesta;

C) nel 2004 l’importo dell’assegno di cui all’art. 1 della legge regionale è stato pari alla complessiva somma di euro 1.713,55. Da ciò consegue che l’integrazione regionale che sarebbe stata dovuta per ogni prestazione in relazione a quell’anno sarebbe stata pari ad euro 286,45, salvo i maggiori oneri conseguenti all’indicizzazione a carico della Regione;

D) nel 2004 l’importo dell’assegno di cui all’art. 2 della legge regionale è stato pari alla complessiva somma di euro 1.391,75. Da ciò consegue che l’integrazione regionale che sarebbe stata dovuta per ogni prestazione in relazione a quell’anno sarebbe stata pari ad euro 608,25, salvo i maggiori oneri conseguenti all’indicizzazione a carico della Regione;

E) atteso che tutta l’attività amministrativa relativa all’accertamento, al pagamento ed alla revoca dei due trattamenti istituiti con legge statale viene svolta dall’Inps, pare opportuno che l’Istituto possa svolgere anche l’ulteriore attività necessaria alla liquidazione delle due tipologie di integrazione. Ad ogni buon conto, deve valutarsi che solo ai Comuni la Regione può porre un onere diretto quale quello di erogare la somma dovuta in favore degli aventi diritto, atteso che l’art. 118 della Costituzione statuisce che quegli Enti sono titolari di funzioni amministrative conferibili con legge regionale. Con l’Ente previdenziale statale, per contro, tale soluzione non pare legittima ed è quindi preferibile proseguire nella prassi consolidata della normazione negoziale dei rapporti tra gli Enti