Sanità senza futuro

ottobre 6, 2017 in In Parlamento da alessia

In questi giorni si è acceso il dibattito sui finanziamenti alla sanità in occasione dell’approvazione da parte del Parlamento della nota di aggiornamento al Def. I tagli al fondo sanitario, le privatizzazioni e le esternalizzazioni perpetuate da anni stanno mettendo a rischio l’universalismo del sistema sanitario  sancito dalla nostra Costituzione.
I racconti di difficile accesso alla sanità pubblica sono quotidiani e mettono a nudo le difficoltà di un SSN che non riesce a farsi carico del diritto alla salute dei propri cittadini.
La Ministra alla Salute dopo il suo momento di gloria con il decreto vaccini è scomparsa e non sappiamo cosa pensi dell’ulteriore definanziamento  per i prossimo anni.
Il dato che viene fuori è che Più cresce il PIL più si sta male. Non è teoria da Decrescita Felice ma scelta concreta quanto folle del Governo Italiano di ridimensionare la percentuale di spesa sanitaria. Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia scritto nero su bianco che quando la spesa sanitaria scende sotto il 6,5% del PIL, comincia a calare l’aspettativa di vita delle persone, il Governo, pur di portare a casa l’obiettivo della privatizzazione della sanità pubblica, ha previsto nell’aggiornamento al Def la riduzione fino al 6,3% nel 2020.
Evidentemente al Governo non basta quanto detto dalla Corte dei conti nella Relazione sulla Gestione finanziaria delle Regioni dove ha sottolineato che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione del finanziamento cumulativo del SSN di quasi 11 mld rispetto ai livelli programmati. Non basta che quasi 12 milioni di cittadini abbiano scelto di rinunciare alle cure e che altri 8 milioni hanno dovuto seguire la via dell’indebitamento. Non basta che la spesa privata in Sanità sia letteralmente esplosa sfiorando le 600euro Pro capite.
Dinanzi al rischio di non avere i numeri per approvare le legge di bilancio al Senato, ora si annunciano provvedimenti sui superticket che ovviamente vorremo vedere concretizzarsi.
Tuttavia deve essere chiaro che investire le risorse indispensabili per il suo funzionamento è la condizione necessaria per salvare il nostro SSN, ma non è più sufficiente.
Non è sufficiente perché l’attuale offerta dei servizi,  la loro organizzazione, non è adeguata, anzi è decisamente deficitaria, nei confronti dei bisogni reali della popolazione.
È necessario un grande cambio culturale, oltre che economico e organizzativo, che sostituisca l’approccio basato sull’attesa delle malattie a cui siamo stati educati con uno basato sull’iniziativa, cioè sulla prevenzione. Vuol dire investire sugli stili di vita, sulla qualità sociale di vita, sulla qualità ambientale della vita, sulla qualità del lavoro e  sicurezza posti di lavoro, sull’ assunzione del personale necessario a garantire le prestazioni sanitarie.
Queste misure non sono previste né nella nota al Def né nel dibattito in preparazione legge di bilancio e i dati forniti dalla  Ragioneria dello Stato confermano che il SSN è il settore pubblico maggiormente colpito dalle politiche di austerità.
È impietoso e desolante notare che si va avanti con la scelta programmata di tagli  anche quando il Pil e l’economia, secondo il racconto della propaganda di Stato,  ma i cittadini ed i lavoratori non se ne sono accorti, sarebbero in crescita. Vedremo cosa intenderà fare il Governo e la maggioranza  con la legge di Bilancio perché serve davvero a poco un Pil che cresce (meno rispetto agli altri paesi europei)  se poi i ceti medio-bassi del nostro paese sono condannati a stare sempre peggio e quelli ricchi sempre meglio.