Scuole infanzia, sen. Petraglia (SEL): “L’assessore Giachi si metta d’accordo con il suo partito: perchè dove il PD è all’opposizione si deve assumere e dove il PD governa no?”

“I vincoli che impedivano l’assunzione degli insegnanti delle scuole dell’infanzia e che sono stati la giustificazione per la privatizzazione surrettizia di esse ad opera dell’assessore Giachi sono venuti meno grazie ad un emendamento al DL Enti Locali a mia prima firma e approvato anche dal PD. L’assessore spieghi allora perchè intende andare avanti col piano di privatizzazione nonostante non abbia più motivo di attuarlo”.

A chiederlo è la senatrice fiorentina di SEL Alessia Petraglia.

“Dopo l’approvazione dell’emendamento, il PD, a Roma, ha esultato e rivendicato questo risultato, salutandolo come straordinario – spiega Petraglia – Ad Arezzo, parlamentari ed esponenti locali del PD hanno invitato il sindaco di centrodestra a procedere con le assunzioni, ora che i ‘vincoli obbligatori’ che le impedivano erano venuti meno, e lo esortavano ‘senza scuse, a scelte chiare’. Le stesse scelte chiare che i consiglieri di opposizione di sinistra Donella Verdi, Tommaso Grassi, Giacomo Trombi hanno chiesto a sindaco e giunta di Firenze, sentendosi rispondere che, diversamente da quanto affermato dal PD a Roma e ad Arezzo, quei vincoli non erano venuti meno”.

“Non ricordiamo di aver approvato un emendamento applicabile solo nei comuni dove il PD è all’opposizione – aggiunge la senatrice di SEL – e siamo molto preoccupati dall’idea che dietro alle scelte spacciate per inevitabili dall’assessore Giachi si celi, invece, una precisa volontà politica di privatizzare le scuole dell’infanzia e i nidi. Ci sono due milioni di euro non iscritti a bilancio, come fatto notare dai consiglieri di opposizione, sufficienti a consentire di mantenere la gestione comunale dei nidi Baloo e Farfalla e dei pomeriggi delle scuole dell’infanzia: l’assessore spieghi perchè non intende utilizzarli. Lo faccia con trasparenza e correttezza verso i cittadini, non spacciando per necessario quello che necessario non è più”.