Sul riconoscimento, da parte dello Stato italiano, della Repubblica Araba Saharawi Democratica

giugno 7, 2006 in In Regione, News e iniziative da alessia

Il Consiglio regionale

  • Premesso che il giorno 27 febbraio 1976 (nei giorni immediatamente successivi all’abbandono del territorio da parte della Spagna e della contemporanea invasione da parte del Regno del Marocco), la popolazione saharawi, organizzata dal Fronte Polisario, presso la cittadina di Bir Lehlu, nel Sahara Occidentale, dichiarava la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD);
  • Considerato che la RASD fa parte a pieno titolo dell’Unione Africana, unione di cui fanno parte tutti i 53 stati del continente africano ad esclusione del solo Marocco, e ne ha ricoperto più volte la vicepresidenza;
  • Considerato che sono 80 le nazioni che nel mondo riconoscono la RASD, grazie alle recenti ufficializzazioni da parte di Sudafrica, Venezuela ed Uruguay, e che detto numero è destinato ad aumentare per la disponibilità dichiarata da atri Paesi della America latina, fra cui il Brasile;
  • Considerato che l’Italia non ha avuto trascorsi coloniali nella zona né nei confronti del Marocco, né con il Sahara Occidentale, né con l’Algeria, né con la Mauritania;
  • Considerato, infine, che il Sahara Occidentale è diviso in due da una muraglia contornata da mine, filo spinato, congegni anti-uomo di cui la parte ovest, a seguito dell’invasione, è amministrata dal Marocco, che firma con regolarità accordi internazionali per lo sfruttamento delle ricchezze, mentre la parte est è amministrata dalla Repubblica Araba Saharawi Democratica che possiede da sempre un proprio territorio di cui rivendica l’esclusiva titolarità;

impegna

la Giunta regionale

A chiedere che il Governo italiano riconosca la Repubblica Araba Saharawi Democratica come atto indispensabile nei confronti di un Paese che, unico al mondo, non vede riconosciuta la propria forma Stato, pur esistendo, anche geograficamente, nonostante la maggioranza dei suoi abitanti viva fuori dagli attuali confini a causa della disputa con il Regno del Marocco.