Vaccini? Intervento in aula al Senato

luglio 12, 2017 in In Parlamento da alessia

Ieri è iniziata la discussione sul decreto legge sui vaccini. Abbiamo presentato una questione pregiudiziale perché crediamo, non solo che non corrisponda ai requisiti di necessità ed urgenza, ma anche che siano necessari tempi e modi diversi per affrontare la tematica.
Il dibattito in aula è stato svilito, il Parlamento scippato della sua potestà legislativa creando così un forte senso di contrarietà nel Paese, che si sta palesando con uno scontro tra populismi: quello di Governo e quello che si oppone ad esso.
Qui sul mio blog trovate sia il testo integrale del mio intervento in aula che il testo della pregiudiziale con le relative motivazioni.
Sulla mia pagina Fb il video dell’intervento in aula.

Intervento in aula di Alessia Petraglia, SI (martedì 11 luglio 2017)

Signor Presidente,
anche noi abbiamo presentato una questione pregiudiziale, perché consideriamo che il decreto-legge non corrisponda ai requisiti di necessità e urgenza su un tema così delicato che avrebbe avuto bisogno invece di ben altri tempi e ben altra discussione, soprattutto una discussione nel merito magari per fare una buona legge.

Il Piano nazionale della prevenzione vaccinale, d’altra parte, dedicava un intero paragrafo all’iter per il superamento dell’obbligo vaccinale, in cui si prevedeva un percorso che portava a tale superamento. Che cosa sia accaduto dopo la sola approvazione, pochi anni fa, del piano vaccinale, è tutto ancora da chiarire.

L’adozione di questo provvedimento – è stato ampiamente detto – non è sostenuta da reali condizioni, verificabili da dati scientifici e medici, ma solo dalla volontà prevaricatrice del Governo di sottrarre al Parlamento una delle sue prerogative fondamentali: ancora una volta il Parlamento è scippato della potestà legislativa ordinaria. E tutto questo per coprire le carenze di un’azione che ha scelto linee di intervento non corrette, sacrificando medici e operatori sanitari, scegliendo strategie comunicative fallimentari e non trasparenti, senza un reale coinvolgimento della cittadinanza e senza un controllo reale sugli enti preposti alla vaccinovigilanza e in assenza quasi totale delle garanzie sulle vaccinazioni.

Il dibattito in Aula non è infatti sulla necessità delle vaccinazioni, sulla determinazione di un consenso informato basato sulla trasparenza, sulla correttezza scientifica dei dati, sul dialogo tra famiglie, medici e operatori sanitari, ma si è spostato solo sull’obbligo imposto dal Governo, correlato tra l’altro di sanzioni pecuniarie che, pur se diminuite o dimezzate, sono un elemento di diseguaglianza e di chiara divisione in classi sociali della nostra società. Chi ha i soldi, infatti, potrà iscrivere i figli a scuola anche senza vaccini.

Tutto questo ha creato un senso di forte contrarietà ma anche una pessima discussione all’interno del Paese, perché è in atto uno scontro tra populismi: quello di Governo e quello che si oppone ad esso. Invece, la questione meriterebbe una discussione seria, perché quello delle vaccinazioni è un tema di rilevante importanza, che tuttavia impatta con la Costituzione, a partire dall’articolo 117.

La Corte costituzionale si è già espressa, dicendo che lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere su una materia concorrente non rispettando o prevaricando la potestà legislativa propria ed esclusiva delle Regioni. Ma questo la Ministra e il Governo lo sanno molto bene, al punto da aver dichiarato e scritto in un emendamento che l’attuazione del decreto-legge spetta poi alle Regioni. Alle Regioni, sì, ma esistono, e lo sappiamo, fortissime differenze e diseguaglianze in materia di organizzazione sanitaria tra le Regioni.

Questo è un fatto che si riverbera negativamente, ad esempio, anche sul versante vaccinale nella copertura della popolazione interessata, ovvero sul solo riscontro dei dati per cui il Ministero della salute non dispone dei dati di ben quattro Regioni prive di anagrafe vaccinale. Il Governo attiverà una anagrafe nazionale che, di fatto, sarà incompleta, per non parlare della mancanza di risorse previste per l’anno 2019.

In questi anni molte Regioni, tra cui la Toscana e il Veneto, hanno emanato leggi regionali per cancellare l’obbligo delle vaccinazioni per l’età evolutiva mantenendo un’ottima copertura sulle principali vaccinazioni, basandosi sull’acquisizione di una adesione consapevole dei genitori con l’aiuto di un sistema informativo efficace basato su anagrafi vaccinali ben organizzate, sull’organizzazione di un sistema di formazione del personale e dei pediatri di famiglia; sul raggiungimento di un’adeguata copertura vaccinale delle più importanti vaccinazioni raccomandate, sull’avvio di un sistema di sorveglianza delle malattie trasmissibili sensibili e specifico e sulla messa a punto di un sistema di monitoraggio degli eventi avversi a vaccino. Tutto ciò ha portato in breve tempo al miglioramento della qualità dei servizi forniti e, soprattutto, al miglioramento del rapporto tra servizio sanitario regionale, servizio sanitario nazionale e popolazioni. Questi sono stati i dati che hanno fornito gli esperti.

Le vaccinazioni, forse è bene che ce lo diciamo per evitare strane discussioni, rappresentano un mezzo efficace di prevenzione delle malattie infettive, universalmente riconosciuto dalle evidenze scientifiche e dagli stessi cittadini. Le vaccinazioni hanno contribuito e contribuiscono al diritto alla salute dei cittadini, ma questo non può accadere senza rispettare l’articolo 32 della Costituzione.

In Italia non sono previste linee guida univoche a livello nazionale per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini e tutte le procedure relative alla gestione dell’attività vaccinale. Risulta, quindi, incomprensibile e improponibile lasciare cosi tanta autonomia ai medici di medicina generale o ai pediatri di libera scelta, che non possono, essi stessi, assicurare che il vaccino non porti danni. Nessun medico firmerebbe mai il consenso informato al fine di procedere alla vaccinazione di un minore a causa del fatto che non esistono analisi o anamnesi che possano garantire che non vi siano danni. E anche su questo ci sono sentenze, come quella della corte di appello di Napoli, molto chiare in tal senso. E in virtù del fatto che il vaccino è un farmaco biologico, in base alla legge n. 210 del 1992 sono ovviamente previsti indennizzi di danni da vaccino, emoderivati o emotrasfusi; nessuno è quindi in grado di garantire che il vaccino stesso possa portare reazioni lievi o moderate, accettabili per il genitore. Su questo avevamo il dovere di lavorare, per ricostruire culturalmente un legame tra i cittadini e il Servizio sanitario nazionale che evidentemente si è spezzato.

La Corte costituzionale ha affermato che l’obbligo vaccinale è uno di quei trattamenti sanitari obbligatori a cui si riferisce l’articolo 32 della Costituzione, ricordando anche che ogni trattamento imposto deve rispettare i limiti dettati dal rispetto della persona umana. La stessa Corte ha evidenziato dal 1994 come il sistema esclusivamente repressivo non soddisfi i principi costituzionali: il legislatore deve individuare e prescrivere norme specifiche e puntuali, purché entro i limiti di compatibilità con le esigenze di generalizzata vaccinazione, degli accertamenti preventivi idonei a prevedere e a prevenire i possibili rischi di complicanze a seguito di vaccinazioni.

Il decreto-legge in esame non solo non tiene conto delle sentenze richiamate della Corte costituzionale, ma prevede un aumento considerevole del numero di vaccini, senza prevedere risorse adeguate e strumenti efficaci per evitare la lesione del diritto alla salute del singolo. Il provvedimento è inoltre incentrato esclusivamente sugli obblighi, sulla repressione e sulle sanzioni, non contemplando alcun intervento cautelativo e di protezione contro i rischi, la cui esistenza è riconosciuta dallo stesso ordinamento e dallo stesso decreto-legge. Nel provvedimento in discussione, quindi, il diritto del singolo è soccombente e l’articolo 32 della Costituzione non appare rispettato nel suo dettato integrale.

Introducendo un obbligo generalizzato alle vaccinazioni, si aumentano dunque i rischi di ricorsi e richieste di indennizzo. Il provvedimento, però, non prevede coperture finanziarie.

Le vaccinazioni non sono tutte uguali da un punto di vista della protezione individuale. Se si considera il fenomeno in rapporto alla diversa risposta anticorpale individuale e alla sua durata o relativamente alla risposta collettiva, la percentuale di copertura di popolazione ottimale va considerata diversa da vaccino a vaccino, in quanto, a volte, le vaccinazioni possono dare un senso di falsa sicurezza, come nel caso dell’epatite B o del papilloma virus, assumendo i quali si possono trascurare altri tipi di protezione, quali quelli per le malattie sessualmente trasmissibili.

L’approccio di tipo coercitivo non punta sulle campagne di promozione della salute ed è tipico di Paesi arretrati e si pone perfettamente in linea con l’approccio di verticalizzazione autoritaria già posto in essere con i tentativi di modifica della Costituzione e di militarizzazione dei problemi di sanità pubblica, come quelli dei rifiuti in Campania e delle scorie nucleari.

Per non parlare della lesione del diritto all’istruzione, non solo per i bambini che non sono nella fascia dell’obbligo, ma per i ragazzi che sono già nella scuola dell’obbligo.

Per questi motivi, ai sensi dell’articolo 93 del Regolamento, chiediamo di non procedere all’esame dell’Atto Senato 2856 e proponiamo di tornare a dar voce al Parlamento per trovare una soluzione legislativa condivisa anche per superare la frattura tra cittadini ed istituzioni.

TESTO DELLA Pregiudiziale DL Vaccini